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“La cura è stata peggiore del male”. L’inchiesta smonta il lockdown e tutti i diktat

Pubblicato il 06/11/2023 17:44 - Aggiornato il 06/11/2023 17:45

Non solo in Italia la gestione – davvero pessima – dell’emergenza Covid-19 ha sollevato aspre critiche. La differenza è che in altri Paesi, almeno adesso, c’è chi tenta di arrivare alla verità dietro i lockdown e denuncia le tantissime criticità dalle pagine di uno dei quotidiani più gloriosi, mentre da parte dei nostri “professionisti dell’informazione” ancora oggi vige un acquiescente silenzio sui disastri combinati da Conte, Speranza e altri. Stiamo parlando del Regno Unito e del Daily Telegraph, il cui editorialista Fraser Nelson ha pubblicato un lungo articolo sugli sprechi di denaro e, ancora peggio, sui danni sociali enormi che le chiusure forzate hanno comportato. Già in Germania, come abbiamo riportato nei mesi scorsi, è partita una profonda riflessione autocritica sulle misure messe in campo nel folle biennio della pandemia. Anche la Gran Bretagna, scrive Nelson, avrebbe potuto “sfuggire agli orrori del lockdown”, ma nessuno ha smontato i “modelli catastrofici” che hanno portato alle stringenti politiche di chiusura. E la diffusione del panico ha prevalso, e qui in Italia lo sappiamo bene. (Continua a leggere dopo la foto)
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La commissione d’inchiesta nel Regno Unito

La commissione di indagine del Regno Unito sulla gestione del Covid, che è già all’opera (e, almeno lì, nessuno ha tentato di boicottarla) è la base su cui si fondano le riflessioni del giornalista britannico. Vengono citate le autorevolissime fonti che erano contrarie alle politiche restrittive, come il professor Neil Ferguson, temeva che il lockdown potesse essere “peggiore della malattia”. Al di là delle chiusure di tante attività e dei fallimenti di numerose aziende, che anche in Inghilterra sono seguiti ai lockdown sempre più stringenti, il costo sociale è stato ancora più gravoso: i bambini cui è stata negata inutilmente l’istruzione; gli “otto milioni di appuntamenti con il Servizio sanitario nazionale che sono saltati”, di cui scrive Nelson, nonché l’impatto dei lockdown sulla salute mentale, specie dei più giovani e fragili. Sono il portato di una stagione folle e di decisioni prese, in definitiva, “per convenienza”, è stigmatizzato nell’editoriale. Dinanzi alle pressioni per una chiusura in stile cinese, mentre altri Paesi, come la Svezia (dove notoriamente, il Covid non ha attecchito, nonostante la gente potesse circolare liberamente) non hanno ceduto, la Gran Bretagna ha accettato, “in una decina di giorni”, politiche restrittive, certamente non brutali come quelle che abbiamo vissuto noi, ma tali da ritenere che la politica e la scienza si fosserp intrecciate in un abbraccio perverso e compromettendosi a vicenda, a danno della popolazione e a beneficio di pochi. La già citata diffusione del panico, esattamente come in Italia, era basata su dati fasulli o palesemente alterati. Ad esempio, un rapporto interno affermava che i pazienti Covid avrebbero avuto bisogno di circa 600mila letti ospedalieri, laddove il numero effettivo ha raggiunto il picco di 34mila. Al Primo Ministro, Boris Johnson, era stato detto che sarebbero stati necessari 90mila ventilatori: in realtà il picco è stato di 3.700. I ventilatori extra ordinati, per un costo di ben 569 milioni di sterline, sono finiti in un magazzino del Ministero della Difesa a Donnington. Un po’ come i nostri banchi a rotelle. (Continua a leggere dopo la foto)
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La commissione d’inchiesta in Italia

Poiché si tratta di considerazioni perfettamente sovrapponibili a quanto vissuto in Italia, emerge la necessità e l’urgenza che la Commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid faccia il proprio lavoro, nonostante i reiterati e autorevoli tentativi di sabotaggio. Come ricorda La Verità, tra domani e dopodomani dovrebbe essere approvato al Senato il testo di legge che istituisce la commissione, per poi ripassare alla Camera dei deputati. Con alcuni passaggi che sono stati modificati, com’è noto, su richiesta del Presidente Mattarella in persona. Staremo a vedere.

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