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Speranza incollato alla poltrona: “Non mi dimetto”. Sotto assedio, prova a difendersi così

Sotto assedio, attaccato non solo dalle forze dell’opposizione, le poche che hanno rifiutato di giurare fedeltà assoluta a Mario Draghi e a Bruxelles, ma anche da una parte degli esponenti del suo stesso governo. Eppure di fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni, invocate a più riprese dai cittadini che hanno protestato in queste ore, Roberto Speranza non vuole proprio saperne. Tira avanti dritto, convinto che la sua poltrona sia ancora solida. Ribadendo la bontà della sua strategia, ovvero chiudere gli italiani in casa a tempo indeterminato vista l’assenza di una soluzione alternativa per affrontare la crisi economica e sanitaria. “Non mi scandalizzo” ha risposto, serafico, a chi gli chiedeva conto della tante polemiche che lo hanno investito. Deciso a rimanere ancorato al suo ministero.

Speranza incollato alla poltrona: "Non mi dimetto". Sotto assedio, prova a difendersi così

L’ipotesi che aveva preso piede nelle ultime ore era quella di spostare Speranza verso un incarico internazionale, magari sul fronte vaccini, e sostituirlo con un ministro meno convinto della necessità di procedere con un lockdown dopo l’altro. Lo staff del titolare della Salute, però, si è affrettato a bollare l’ipotesi come “una notizia senza fondamento”, spiegando che l’esponente di Leu “gode della fiducia del premier Draghi”. Il numero di sostenitori di Speranza all’intero del governo è però, in realtà, in costante picchiata. Con il Pd unico partito rimasto a difendere il ministro a spada tratta, il M5S che finge di non vedere il caos interno alla maggioranza e tutti gli altri a sottolineare i mille errori commessi, dallo scandalo del piano pandemico non aggiornato e poi “contraffatto” alla gestione sciagurata delle chiusure.

Gli ultimi sviluppi della vicenda Oms, con il numero due dell’organizzazione indagato dalla Procura di Bergamo per aver dato ordine di rimuovere il dossier che mostrava l’impreparazione dell’Italia di fronte all’esplosione della pandemia, suggerirebbero doverose dimissioni. Speranza, però, ha confermato di non voler mollare anche nello studio di Porta a Porta, dove ospite di Bruno Vespa ha tentato di scaricare tutta la colpa del caos vaccini sulle Regioni, predicato calma sul vaccino Johnson & Johnson (“aspettiamo ulteriori valutazioni dalle agenzie del farmaco americana ed europea”), ribadito ancora una volta come sul fronte riaperture la parola d’ordine sarà “sicurezza”. Determinato, insomma, ad andare avanti per la sua strada, incollato alla poltrona.

Speranza ha così rilanciato la sua proposta di una non meglio definita riforma della sanità, “epocale” a suo dire, da realizzare con i soldi del Recovery Plan, sempre che arriveranno mai davvero. E bollato gli attacchi ricevuti da mesi a questa parte come “politici, strumentali”. Se qualcuno è davvero determinato a far fuori il ministro, insomma, dovrà impegnarsi molto, molto più di così. Perché lui di mollare quel posto al sole alla Salute non vuole nemmeno sentirne parlare.

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