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“Risarcita con 70mila euro” L’infermiera sospesa vince la causa: “Ecco perché non doveva essere obbligata al vaccino”

Pubblicato il 30/11/2023 18:29

Il governo sloveno, scrivevamo ieri, ha preso la rivoluzionaria e meritoria decisione di annullare e rimborsare 62mila sanzioni, che i cittadini del piccolo Stato confinante con l’Italia avevano ricevuto durante i folli anni del Covid-19. Da noi, invece, parliamo di casi sporadici e ci troviamo costretti sempre a scrivere di “sentenza storica”, laddove vengano ribaditi i semplici diritti costituzionali palesemente calpestati attraverso misure e sanzioni inique. Dunque, un’altra storica sentenza è quella emessa dal Tribunale di Firenze, e precisamente da Susanna Zanda, il magistrato coraggioso che, non più tardi di qualche mese fa, è stato oggetto di un vergognoso provvedimento, finendo sotto inchiesta dalla stessa procura di Firenze per aver annullato diverse disposizioni in materia di obbligo vaccinale. Anche Roberto Speranza, lo scorso anno, ebbe il coraggio di puntare il dito verso di lei. Ma evidentemente il giudice Zanda non si fa intimorire. (Continua a leggere dopo la foto)
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risarcimento infermiera no vax sospesa

L’obbligo incostituzionale

Torniamo all’oggi: la sentenza della Seconda Sezione Civile del Tribunale del capoluogo toscano ha stabilito che l’infermiera di Poggibonsi, non vaccinata e dunque sospesa per un anno, sia stata discriminata e pertanto, dovrà essere adeguatamente risarcita essendo stata peraltro, peraltro, dell’unica fonte di reddito che percepiva. La sospensione ai danni della dipendente è avvenuta dal 2 settembre 2021 al 31 dicembre dello stesso anno, e, in seguito, dal 15 giugno 2022 al 31 dicembre. Sicché l’Asl presso la quale l’infermiera prestava servizio da quasi quarant’anni è stata condannata a un indennizzo di 200 euro per ogni giorno senza lavoro; altresì, oltre al reintegro degli stipendi, riceverà anche un risarcimento di almeno 70mila euro per il “danno biologico, psichico e morale” cagionato dal provvedimento della sospensione senza stipendio. L’ordinanza, come puntualizza Il Giornale d’Italia, si basa sul principio della discriminazione, quella subita dalla infermiera, che era difesa dagli avvocati Tiziana Vigni e Gianmaria Olav Taraldsen. I Decreti Legge dei governi Conte e Draghi, in ragione dei quali era intervenuta la sospensione dell’infermiera di Poggibonsi, secondo l’impianto della sentenza, hanno sconfessato la Carta di Nizza sulla violazione della dignità umana, nonché il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea che dà la possibilità di aprire un intervento verso gli Stati che attuino una tale discriminazione. (Continua a leggere dopo la foto)
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Le motivazioni della sentenza

“Occorre domandarsi – ha scritto il giudice Susanna Zanda – se la richiesta di vaccino anti Covid per poter lavorare presso l’azienda, quale nuovo requisito introdotto dal DL 44/2021 fosse inquadrabile come misura di protezione sociale e tutela della salute”. È chiaro, a molti, che non si possa ricollegare alla scelta di non vaccinarsi la perdita del lavoro e della retribuzione. All’infermiera, grazie alla sentenza di Firenze, è stata riconosciuta “la privazione di un diritto naturale – si legge nelle motivazioni – per un lasso temporale eccezionalmente lungo e senza valide ragioni, gettandola nell’emarginazione e nel bisogno”.

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