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Ikea chiude il primo grande magazzino in Svezia da 40 anni: i motivi della crisi

Pubblicato il 11/05/2026 14:25

Ikea chiude per sempre un magazzino in Svezia

Per la prima volta in quarant’anni, Ikea chiude un grande magazzino in Svezia. Lo store di Borlänge, nella regione della Dalarna, non riapre nella sua forma attuale: dal 2027 sarà sostituito da un punto vendita più piccolo all’interno del centro commerciale Kupolen.

La notizia, riportata dalle emittenti pubbliche svedesi SVT e Sveriges Radio, ha un peso simbolico preciso. Non è un vecchio relitto che chiude — Borlänge è stato aperto nel 2013 — ma uno dei negozi più recenti della rete svedese. Se Ikea lo ridimensiona, vuol dire che il modello della grande scatola blu non è più automaticamente la risposta giusta.

Perché chiude Borlänge: i numeri che contano

La spiegazione ufficiale di Ikea Svezia è diretta: oltre il 20% delle vendite avviene ormai online, e molti clienti iniziano il percorso d’acquisto sul digitale prima ancora di entrare in negozio. Michael Parker, amministratore delegato ad interim di Ikea Svezia, ha definito Borlänge “un mercato importante” e il nuovo spazio una soluzione derivata dalle esperienze maturate con i formati più compatti già attivi nel Paese.

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Dietro le parole aziendali c’è però qualcosa di più concreto. Il negozio attuale occupa una superficie tipica delle grandi “blue box” — progettate per attirare famiglie in auto, percorsi obbligati, pause al ristorante interno, carrelli pieni.

Un modello che per decenni ha funzionato quasi meccanicamente. Oggi il consumatore arriva già informato, confronta i prezzi online, usa il negozio come showroom e preferisce la consegna a domicilio all’intero pomeriggio tra cucine componibili e scaffali di bicchieri. La vecchia liturgia del pellegrinaggio periferico non è scomparsa, ma è diventata una delle possibilità, non l’unica.

I 230 dipendenti e il nodo occupazionale

Il passaggio più delicato riguarda le persone. Secondo SVT Nyheter Dalarna, nello store di Borlänge lavorano circa 230 dipendenti. La responsabile stampa di Ikea, Louise Ridell Ehinger, ha spiegato all’emittente pubblica che un formato più piccolo richiede in generale meno personale, precisando che il processo è ancora in fase iniziale. Non è stata ancora comunicata quante posizioni saranno coinvolte dal trasferimento.

La chiusura di Borlänge non è un episodio isolato. In Svezia Ikea ha già annunciato interventi su 945 posizioni lavorative, di cui 625 nel Paese, soprattutto nelle funzioni globali di Malmö e Helsingborg. Fredrik Norrlid, portavoce del gruppo, ha parlato di un’organizzazione da rendere “più rapida e meno pesante”. Il linguaggio è aziendale, ma la direzione è chiara: meno struttura fissa, più agilità operativa.

I conti globali: vendite in calo, utile dimezzato

I numeri globali aiutano a capire la portata della svolta. Nell’esercizio 2025, chiuso il 31 agosto, le vendite retail di Ikea sono state pari a 44,6 miliardi di euro, contro 45,1 miliardi dell’anno precedente. Un calo dell’1%, che arriva però dopo una riduzione media dei prezzi del 10% in due anni — una scelta che ha sostenuto volumi e numero di clienti, ma ha compresso i margini.

Inter IKEA Group — proprietario del marchio e del sistema di franchising — ha registrato un utile netto sceso a 1,496 miliardi di euro dai 2,199 miliardi dell’anno precedente. Non è un crollo, ma è il conto pagato per difendere la promessa storica del marchio: prezzi bassi, accessibilità, scala globale. Nel frattempo la quota digitale cresce: nel 2025 il 28% delle vendite è arrivato dall’online, con i negozi fisici che hanno comunque attirato 915 milioni di visite.

La strategia dei negozi piccoli: dall’Italia alla Svezia

La direzione è tracciata. Ingka Group, il principale retailer del sistema Ikea, ha annunciato l’apertura di 20 negozi di piccolo formato tra Europa e Nord America, con nuovi presidi in Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Canada. L’obiettivo è avvicinarsi a città medie e aree urbane dove il grande magazzino periferico non è sostenibile né attrattivo.

In Italia questo modello è già realtà. Ikea ha aperto a Fiumicino il primo XS Store del Paese: 9.000 metri quadrati, oltre 100 addetti, selezione immediata di prodotti, aree di progettazione e consulenza, possibilità di ordinare l’intero assortimento. Circa un quinto della superficie dei grandi store dell’area di Roma. Quello che oggi colpisce in Svezia era già stato sperimentato in Italia, dove densità urbana e nuove abitudini d’acquisto rendevano meno ovvio il viaggio in periferia.

La concorrenza di Amazon, Temu e Wayfair

La pressione non viene solo dai clienti. Amazon, Temu, Shein e Wayfair hanno cambiato l’aspettativa minima nel mercato dell’arredamento e degli oggetti per la casa: prezzo basso, consegna rapida, reso semplice. Ikea non compete più solo con chi vende mobili, ma con ecosistemi capaci di rendere quasi istantaneo l’acquisto di oggetti per la casa. Sara Rosengren, docente alla Stockholm School of Economics, ha osservato che il gruppo deve continuare a incontrare i clienti “dove vogliono essere raggiunti”.

Amazon ha anche ridotto le commissioni per diversi venditori europei di prodotti per la casa, rispondendo alla pressione di piattaforme a basso costo. Per Ikea significa difendere il posizionamento su più fronti contemporaneamente.

Cosa sappiamo finora

  • Ikea chiude il grande magazzino di Borlänge, Svezia, primo caso in 40 anni
  • Sostituzione prevista nel 2027 con un formato compatto nel centro commerciale Kupolen
  • Lo store è stato aperto nel 2013: non è un relitto, ma un negozio recente
  • Circa 230 dipendenti coinvolti, destino ancora da definire
  • Vendite globali 2025: 44,6 miliardi di euro, -1% sull’anno precedente
  • Utile netto Inter IKEA Group: 1,496 miliardi, da 2,199 miliardi del 2024
  • Quota online: 28% delle vendite globali
  • In Italia già attivo il primo XS Store a Fiumicino da 9.000 mq
  • Previste 20 nuove aperture in formato compatto tra Europa e Nord America

Cosa cambia adesso

Borlänge non è una serranda che si abbassa per crisi. È la conferma che il modello della grande scatola blu non è più l’unica risposta — e in certi mercati non è più la risposta migliore. Ikea sta diventando una rete di formati diversi: grandi store come hub logistici e d’ispirazione, negozi compatti in centro, punti di ritiro, consulenza online, consegne a domicilio.

Il patto con il cliente è cambiato: non “vieni da noi e passa il pomeriggio”, ma “raggiungiamo te, nel modo che preferisci”. Per un’azienda nata per corrispondenza e diventata famosa con i suoi labirinti fisici, è quasi un ritorno alle origini.