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Parchi giochi: nessuna riapertura, nessun ristoro. Condannati da Draghi e Speranza

Nessuna riapertura e nessun ristoro. E, come se non bastasse, nessuno che parli di loro. Nel grande calderone degli esclusi da qualsiasi attenzione da parte di questo governo di incapaci ci sono anche loro, i parchi giochi e parchi divertimento. Condannati e abbandonati. “Si aprono le piscine all’aperto e non i parchi acquatici, che sono piscine all’aperto con gli scivoli, dov’è la ratio?”. Ecco perché Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani aderente a Confindustria (230 parchi in tutta Italia) e del parco tematico Leolandia (Bergamo) parla al Corriere della Sera di “vera e propria concorrenza sleale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Nel decreto sulle riaperture – puntualizza il Corriere – il governo ha spostato al primo luglio la data di ripartenza per i parchi a tema e l’intero settore è saltato sulla sedia. Un comparto da 25mila occupati che tra stagionali e attività collegate raggiunge quota 60mila lavoratori, che ogni anno muove tra indotto diretto e indiretto circa due miliardi di euro con 20 milioni di visitatori e che invece con il Covid ha perso fino all’80% di fatturato e 15mila posti di lavoro. E che vedeva sempre più vicina la riapertura dopo mesi di stop”. E adesso? (Continua a leggere dopo la foto)

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Dovrà ancora aspettare. Fino a quando? Fino al primo luglio, forse. Quando insieme con i parchi acquatici, faunistici e di divertimento, riapriranno anche convegni, congressi e terme. “Assurdo e ingiusto – dice il presidente Ira -, questa scelta la viviamo come un’offesa soprattutto quando vediamo che categorie simili a noi come le piscine comunali e le spiagge possono invece riaprire già dal 15 maggio, non c’è alcuna logica, sembra proprio che vogliano danneggiarci”. Anche perché, aggiunge Ira, “è stato provato che all’aperto i rischi di contagio sono infinitamente inferiori e nelle piscine il cloro elimina l’agente virale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Condannati da Draghi e Speranza a soccombere, così come un altro intero settore, quello del gioco legale. Con la chiusura di sale e centri, non solo lo Stato perde miliardi e miliardi di introiti dai suoi monopoli, ma lascia anche campo libero alle mafie che stanno colonizzando l’intero settore. Ma si sa, ormai lo abbiamo capito: la logica, il buon senso e la competenza sono qualità che non appartengono né a questo governo né al precedente. Altri due mesi di attesa, spiega Renato Lenzi di Zoomarine, “significa mettere a rischio migliaia di posti di lavoro nonché l’indotto turistico ed economico che arriva dai territori”.

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