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“A Pasqua un’ecatombe di negozi. E quelli stranieri aumentano, mentre gli italiani chiudono”

Una scelta ingiusta, l’ennesima. Dal costo altissimo tutto a carico dei ristoratori e dei negozianti, costretti anche a Pasqua a tenere la saracinesca abbassata e guardare milioni di euro andare in fumo, in un settore già messo in ginocchio dalla crisi. E che ha scatenato proteste in tutta Italia, con le città bloccate. Bari, Bologna, Firenze. Scene identiche, di rabbia e disperazione. Quella fotografata dalle parole di Giammaria Zanzini, presidente Federmoda della provincia di Rimini, attraverso le pagine del Resto del Carlino: “Questa è un’ecatombe. I negozi chiudono a frotte. Sulle nostre chat solo negli ultimi giorni 5-6 colleghi hanno annunciato che tireranno giù le serrande per sempre”.

“Mentre le imprese italiane del riminese gettano la spugna – ha proseguito Zanzini – risultano in aumento quelle straniere. Che evidentemente hanno poco da perdere e possono permettersi maggiori rischi. Il nostro timore è anche di un ulteriore impoverimento del tessuto commerciale”. Poi i dati, terribili: “In provincia di Rimini nel 2020 rispetto all’anno precedente le imprese sono diminuite di 25 unità. Ma attenzione, se guardiamo alle sole imprese italiane, i dati ufficiali parlano di 141 imprese chiuse, nei vari settori, scese da 29.851 a 27.710”.

Zanzini ha poi annunciato: “Dopo Pasqua, chiederemo al governatore Bonaccini, come categorie del commercio, di poter ripartire. Riaprire i negozi. Con ingressi contingentati, nel rispetto delle norme di sicurezza. Ma riapriamo. Riapriamo anche i bar, con gli steward che ti accompagnano, e riapriamo i ristoranti, con distanziamenti e separazioni. Quello cui stiamo assistendo non è un lockdown”.

Dello stesso avviso è il responsabile Confesercenti Mirco Pari: “Da un anno a questa parte pochi, troppi pochi i giorni in cui si è potuto lavorare. Qualcuno ha svuotato il salvadanaio, ovvero il conto in banca, per poter tirare avanti. Altri si sono indebitati. Noi come associazione di categoria chiediamo moratorie. Non può esserci una categoria che paga più di altre il prezzo del Covid”.

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