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“Leucemia dopo la seconda dose”, ma nessun indennizzo. La denuncia straziante: “Stavo morendo”

Pubblicato il 04/12/2023 21:20 - Aggiornato il 04/12/2023 21:21

Mentre sono arrivati i vaccini “aggiornati”, e sono stati un flop clamoroso persino tra il personale sanitario – anche perché è stata la stessa Oms a decretare il termine della emergenza pandemica, vera o presunta, già dallo scorso 5 maggio –, c’è chi ora dovrà convivere per sempre con i danni collaterali e i numerosi effetti avversi della dissennata campagna vaccinale a tappeto che, senza il minimo scrupolo, i sapientoni e le virostar di turno ci hanno presentato come una salvifica panacea, tacciando con il peggior disprezzo chiunque avesse osato eccepire circa l’intera gestione della “emergenza sanitaria” da Covid-19. E, tra le morti sospette e i famigerati “malori improvvisi”, è solo per un provvidenziale caso che non sia annoverata anche M.Z. La donna, di cui conosciamo soltanto le iniziali, ha raccontato a Il Giornale d’Italia la sua triste disavventura: “Se avessi ascoltato medico di base sarei morta”. Ma andiamo con ordine, e facciamo un passo indietro. Nella sua lunga lettera, la signora M.Z. racconta della leucemia che ha contratto dopo l’inoculazione del vaccino della Pfizer. (Continua a leggere dopo la foto)
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Sei mesi di agonia

Il racconto dei fatti: “La seconda dose del vaccino Covid ha scatenato – ha scritto la donna, di origini russe, residente in Italia – la comparsa della leucemia, mettendomi a rischio di vita e catapultandomi in una lunga e ardua battaglia contro la malattia”. La leucemia linfoblastica acuta, prima di quel fatidico 19 luglio del 2021, non era neppure ipotizzabile, considerando che M.Z. godeva di perfetta salute e praticava sport “da sempre” e “con entusiasmo”. La diagnosi stessa, peraltro, è giunta al termine di un vero calvario. “Nonostante le mie suppliche al medico di base e al suo sostituto, sono stata praticamente ignorata e lasciata sola ad affrontare questa devastante malattia”. Questo perché il medico di base, evidentemente assai ben indottrinato, rifiutava categoricamente, ancora nei ricordi della donna italo-russa, di attribuire al vaccino nessun’altra reazione avversa che non fosse una semplice “febbricola”. E invece ecco quel che è accaduto: sei mesi di agonia sino al mio ricovero d’urgenza presso il Policlinico di Milano, con la contestuale e conseguente e terribile diagnosi. In quei sei mesi, “atroci dolori articolari e l’assunzione di fino a cinque pastiglie al giorno tra antidolorifici e antiinfiammatori”. Eppure, il medico di base di cui sopra, al più, la indirizzava verso neurologi e otorini. (Continua a leggere dopo la foto)
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Una fortunata coincidenza

Il caso provvidenziale di cui abbiamo scritto in apertura è che l’ultimo neurologo interpellato avesse un fratello immunologo. Affidiamoci ancora alle stese parole di M.z.: “La svolta è arrivata solo quando il neurologo mi ha indirizzato al suo fratello immunologo, che ha intuito la serietà della situazione e ha ordinato una PET. Dopo la procedura, è emerso il problema”. Ecco perché parlavamo di un evento provvidenziale, che fa il paio con un successivo caso fortuito: “Un mio cliente, che aveva affrontato una situazione simile con la figlia, mi ha messo in contatto con una persona che lavorava al Policlinico di Milano. Questa persona ha organizzato una visita urgente con un ematologo, avviando le indagini diagnostiche”. Ecco perché la signora Z. è ancora tra noi. Ecco perché afferma dolente che “se avessi ascoltato il medico di base sarei morta“. Frattanto, e giusto in tempo, la donna è stata ricoverata in terapia intensiva “con la sensazione di essere dentro un reattore nucleare durante la fusione dell’atomo”. Il prosieguo della missiva dà conto del terzo caso fortuito, a monte della intera vicenda, ovvero la polizza sanitaria integrativa di suo fratello, che le ha permesso di abbreviare i tempi per le visite diagnostiche e le analisi. Il percorso di cura è ancora in corso e, va da sé, è “devastante, complicato e praticamente impossibile”. (Continua a leggere dopo la foto)

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C’è il nesso causale, ma non l’indennizzo

Infine, oltre al danno, la consueta beffa, cui oramai siamo abituati: la richiesta di indennizzo per i danni dal vaccino Covid è stata respinta, ma la donna, naturalmente, non ha intenzione di fermarsi e sta, ora, procedendo con il ricorso, oltre a dover far fronte alle inevitabili ricadute economiche dovute al tanto tempo di inattività. Eppure, la correlazione tra il vaccino e la sua leucemia è stata certificata da una oncologa specializzata, che ha individuato il nesso causale. Ragion per cui M.Z. prosegue nella sua battaglia. E ha tutta la nostra solidarietà.

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