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Nemmeno i medici vogliono i vaccini. Cosa sta succedendo nel silenzio dei mezzi d’informazione

Pubblicato il 17/10/2023 22:57

Non è affatto partita bene la campagna vaccinale per l’autunno e l’inverno del 2023. Assieme agli antinfluenzali sono disponibili i vaccini “aggiornati” contro il Covid-19, ma oramai hanno perso il loro appeal, per così dire. Se vi abbiamo dato conto della situazione nel Lazio, dove gli stessi medici, invitati al richiamo vaccinale come categoria sensibile, hanno disertato in massa la nuova inoculazione, in Piemonte la situazione è affatto dissimile. Ieri sono ufficialmente partite entrambe le campagne vaccinali nella regione ed è quella relativa al siero contro il Covid a presentare evidenti criticità. Se le farmacie lavorano a pieno regime, un congruo numero di medici di base, per adesso, non somministra il vaccino contro il Covid. Solo a Torino sono appena 150 su 600 i medici di base che non si sono ancora resi disponibili a somministrare il farmaco, in accordo con i dati forniti da La Stampa che a sua volta cita l’Asp del capoluogo. Un flop su tutta la linea: non solo l’adesione alla campagna di vaccinazione autunnale è bassissima, soprattutto tra gli operatori sanitari, ora manca persino chi fisicamente dovrebbe somministrare il vaccino stesso. (Continua a leggere dopo la foto)
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I dati di un fallimento

Il quotidiano torinese parla di “difficoltà organizzative”, forse per celare il fatto che la fiducia nei sieri magici viene meno un po’ dappertutto, a meno che i dati bassissimi tanto del Lazio quanto dello stesso Piemonte non siano una coincidenza. Non pare, dunque, esercitare più interesse neppure il fatto che, per ogni vaccino eseguito, vengono riconosciuti al medico vaccinatore 9 euro. E nemmeno convince tanto, in tutta evidenza, l’allarmismo di ritorno, quello che ha portato alcune Asl torinesi a rendere obbligatorio l’uso della mascherina per accedere alle aree di degenza, ai pronto soccorso o negli ambulatori. Di fatto, la cosomministrazione di entrambi i vaccini è possibile effettuarla solo in farmacia. Dovrebbe presumibilmente ripetersi la stessa situazione, cui abbiamo accennato, vissuta nal Lazio, dove nei primi dieci giorni si è (ri)vaccinato meno dell’1% dei sanitari della regione: 426 camici bianchi su circa 37mila tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Il primo milione di dosi del nuovo vaccino adattato contro le ultime varianti del Covid per la nuova campagna vaccinale è arrivato a fine settembre, quando sono state distribuite alle Regioni per le prime somministrazioni, ma secondo l’ultimo report del governo aggiornato al 13 ottobre le vaccinazioni complessive effettuate in tutta Italia sono state solo 5.667, laddove la platea potenziale per la quale è raccomandato il vaccino, ovvero gli over 60, i fragili e gli operatori sanitari, si aggira su quasi 20 milioni di italiani. Partenza più tranquilla per l’antinfluenzale, raccomandato e offerto per gli over 60 e più in generale per le categorie dei fragili. Gli obiettivi di copertura da raggiungere sono il 75% minimo e il 95% come obiettivo ottimale. (Continua a leggere dopo la foto)
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Le farmacie ringraziano

E poi ci sono i nostalgici del vaccino, quelli che vorrebbero ma non possono: “Sarò uno dei pochi che vaccinano ma io l’ho le ho ordinati da almeno due settimane e non le ho ancora – lamenta il dottor Diego Pavesio di Moncalieri – mentre le farmacie hanno cominciato a vaccinare da almeno una settimana”.

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