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Indagati Conte e Speranza! Chiusa l’inchiesta di Bergamo sulla gestione del Covid, cosa rischiano

Pubblicato il 01/03/2023 20:48 - Aggiornato il 02/03/2023 11:56

Sono in venti, ma spiccano anzitutto i nomi di Giuseppe Conte e Roberto Speranza tra i destinatari delle notifiche per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio, trasmesse dalla Procura di Bergamo. Chiusa l’inchiesta sulla (pessima) gestione della prima ondata del Covid , e in particolare sulla mancata zona rossa nel focolaio tra Alzano e Nembro, la procura di Bergamo guidata da Antonio Chiappani ha notificato, per i medesimi reati, lo stesso provvedimento per il presidente appena riconfermato della Lombardia, Attilio Fontana, e il suo ex assessore al Welfare, Giulio Gallera, rimasto fuori dal Consiglio regionale nell’ultima tornata elettorale. Indagati diversi dirigenti chiave del ministero della Salute, non tutti ex; il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro; il coordinatore del primo Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo; l’allora capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, e il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli. “Gravi omissioni accertate”: in queste tre parole – pronunciate in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dal procuratore Chiappani, tracciando il quadro delle indagini – risiede la gravità dell’accaduto, anzi di quel che non è accaduto. Tra fine febbraio e l’aprile 2020, nella bergamasca l’eccesso di mortalità fu di 6.200 persone rispetto alla media dello stesso periodo degli anni precedenti, secondo il dato fornito da la Repubblica. (Continua a leggere dopo la foto)
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Ora per l’ex premier Conte – a cui i pm contestano epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo – e l’ex ministro Speranza – a cui i pm contestano gli stessi reati, nonché il rifiuto di atti di ufficio – si prepara la trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri. Ma l’inchiesta, condotta da un pool di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e dagli investigatori della Guardia di finanza, conosce un filone, se possibile, ancora più grave per le eventuali responsabilità che potranno essere accertate: ci riferiamo alla più clamorosa fra le “omissioni” citate dal procuratore di Bergamo. Ovvero il piano pandemico, che è di competenza esclusiva di Palazzo Chigi, e che non è stato aggiornato dal 2006. Se applicato, “avrebbe potuto salvare delle vite”. Come si ricorderà, Robert Lingard, giovane italiano emigrato a Londra, aveva ripescato dalla rete il dossier Oms scomodo per il governo. (Continua a leggere dopo la foto)

Dalla sua lettura si evinceva che il Piano non fosse stato mai aggiornato, e come Conte e Speranza avessero taciuto sul dossier dell’Oms, sparito dopo 24 ore e rinvenuto da Lingard. Il rapporto An unprecedented challenge: Italy’s first response to Covid-19, elaborato dai ricercatori di Venezia guidati da Francesco Zambon, fu ritirato a poche ore dalla pubblicazione.

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