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Amadeus speaker di Zelensky

Pubblicato il 07/02/2023 21:17 - Aggiornato il 07/02/2023 21:18

Di Gianluigi Paragone – Adesso siamo al paradosso: dopo giorni di annuncio e di polemiche sul videomessaggio di Zelensky o sul suo collegamento, l’ambasciata ucraina fa sapere che il presidente scriverà una lettera che Amadeus leggerà. <E’ più romantico>, fa sapere il conduttore nonché gran padrone del festival di Sanremo.

Non so cosa ci sia di romantico se non il fatto che ormai la guerra, una guerra vera non una finzione o uno spunto musicale, si gioca sempre di più sui binari pericolosi di una propaganda stonata. Avevo già avuto modo di esprimere le mie perplessità sulla ospitata festivaliera del presidente ucraino, ma qui siamo andati persino un po’ più in là dal momento che la Rai, televisione pubblica, si fa dettare le condizioni da un ospite politico straniero impegnato su un fronte bellico.

Che senso ha leggere una lettera nel mezzo di una competizione popolare, di uno show di larghissimo successo che per quanto ami giocare con le provocazioni (è sempre stato così) stavolta si mette nel mezzo di una questione più complessa delle polemiche sul gender o su non so cos’altro accadrà all’Ariston. Con questa mossa la Rai e i suoi vertici si prestano da megafono come se Zelensky fosse un pezzo della nostra stretta attualità. Non lo è: gli italiani non vogliono la guerra, non vogliono gli effetti negativi sulla nostra economia (destinati a crescere) e sono contrari all’invio delle armi. Penso pure che Zelensky non goda nemmeno di una larga simpatia.

La guerra in Ucraina è in una fase critica e delicata. Lo è da un punto di vista strettamente militare e lo è da un punto di vista diplomatico. Militarmente le cronache ci consegnano una difficoltà oggettiva dell’Ucraina dove i russi stanno conquistando avamposti strategici, per fronteggiare i quali Zelensky chiede di alzare il livello di armi da impiegare. Siccome non ne ha, gliele stiamo fornendo anche noi in nome di una resistenza che, a conti fatti, coincide con un inasprimento della guerra: le armi che arriveranno sono armi decisamente più potenti. In altre parole, la mediazione si allontana. Avevo memoria di una stagione dove gli artisti chiedevano e cantavano la pace, non la guerra. Se poi Amadeus e Coletta, potente direttore della Rai, ritengono di impiegare la tv pubblica a favore delle armi buono a sapersi. Ma non era loro richiesto, salvo pressioni ester(n)e. 

Aprire i microfoni a Zelensky significa continuare a prendere le parti di un contendente, per quanto attaccato; significa non avere alcun peso sullo scacchiere internazionale. Io penso che non ci fosse bisogno di contaminare lo spettacolo più nazional popolare della televisione italiana con l’intervento del presidente ucraino. Non bastano i telegiornali e le trasmissioni di approfondimento? Vespa, il suo, lo aveva già dato con una lunga ed esclusiva intervista. Evidentemente non basta. Gli italiani devono essere “rieducati” rispetto alle loro idee sulla guerra e quindi era necessario allargare in altri format, decisamente non di carattere informativo ma di intrattenimento. Dove la predisposizione all’ascolto passivo è maggiore. Non so se in questo caso produrrà gli effetti desiderati.

Aggiungo un ulteriore elemento per cui avrei tenuto Sanremo fuori dalla vicenda. Con questa ospitata fuori contesto, l’Italia si brucia tutte le poche carte sul tavolo della mediazione. Il fronte di guerra in Ucraina va risolto il prima possibile, in quanto l’escalation delle ultime ore vede la Cina sempre più parte attiva: non soltanto sappiamo che il governo di Pechino sostiene militarmente Putin (sebbene l’intesa tra Xi Jinping e Putin non sia ai massimi), ma ora dobbiamo prendere atto che la Cina e l’America sono entrate in collisione. Ci manca l’incidente su Taiwan e la guerra si allargherebbe in un altro fronte nevralgico: a quel punto la globalità del conflitto è nei fatti e sarebbe disastrosa. 

L’unico che ancora una volta ha compreso la inedita delicatezza delle tensioni e misura ogni parola è Papa Francesco, il quale – solo tra i grandi della terra – ha saputo leggere le responsabilità di ogni soggetto, attribuendo il peso delle responsabilità a ciascuno. Anche alla Nato (e quindi alla Casa Bianca). <La Santa Sede è pronta a mediare, sono pronto a incontrare Putin e Zelensky>.

Di romantico, pertanto, non c’è nulla. C’era solo da evitare financo una sola goccia di benzina sul fuoco. Il palcoscenico di Sanremo doveva essere tenuto al riparo da eventi più grandi delle sue canzoni e del suo show: il discorso e il clamore sull’intervento di Zelensky non valgono alcun punto di share.