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“La guerra del grano fra Italia e Ucraina”. I nostri aiuti ci si ritorcono contro: “Il grano italiano sparirà”

Pubblicato il 16/05/2023 11:24
grano italiano guerra Ucraina

Una guerra nella guerra. Da una parte l’Italia che aiuta l’Ucraina, dall’altra i nostri aiuti all’Ucraina che ci si ritorcono contro. Se la guerra militare è quella contro la Russia, ce n’è ora un’altra tra Kiev e Roma: quella del grano. Il Paese guidato da Zelensky ha i silos pieni a causa del blocco al commercio imposto da Putin e ora sta cercando di liberarsene. E come? Svendendoli, alterando così i prezzi del mercato. La questione è serissima, tanto che la Cia-Agricoltori Italiani ha lanciato una petizione per difendere grano e pasta italiani (leggi anche Europa e multinazionali contro il Made in Italy: cosa c’è dietro?), con la richiesta al governo di attivare misure che tutelino i consumatori e permettano ai produttori di coltivare grano in condizioni migliori di quelle attuali. Le quotazioni del grano duro italiano, infatti, in meno di un anno, sono passate da 580 euro/tonnellata del giugno 2022 agli attuali 360 euro/tonnellata. (Continua a leggere dopo la foto)
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Mentre il valore riconosciuto ai produttori italiani diminuisce, il prezzo pane e pasta per i consumatori aumenta. È un cortocircuito generato proprio dall’arrivo massiccio in Italia di grano proveniente dall’estero, in quantità crescenti dall’Ucraina. “Le adesioni alla petizione cresceranno ancora”, dichiara Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Al momento le firme raccolte sono 40mila, ma il loro numero negli ultimi giorni sta crescendo di circa 10mila al giorno. Questo per dare la misura dell’allarme in corso. (Continua a leggere dopo la foto)
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La guerra del grano tra Italia e Ucraina: cosa rischiamo

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Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia ad Affari Italiani, commenta questa “guerra” tra Italia e Ucraina definendola drammatica: “Con i prezzi riconosciuti ai produttori, le aziende agricole non riescono a coprire i costi di produzione. Il valore e la redditività devono essere redistribuite più equamente lungo la filiera”. Il monito di Fini è di fare più attenzione rispetto al grano che viene importato. La filiera si rafforza se crescono anche il settore primario e la produzione italiana, altrimenti “il rischio è che la scarsa redditività costringa le imprese italiane del comparto a rinunciare a seminare grano, con una crescita della nostra dipendenza dall’export e la perdita di posti di lavoro”.

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