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“Landini tace mentre Elkann…” Belpietro asfalta il leader Cgil per l’intervista a la Repubblica

Pubblicato il 19/11/2023 13:41 - Aggiornato il 19/11/2023 13:42

Di italiano c’è rimasto ben poco, la ex Fiat oramai produce all’estero e licenzia in Italia. Le attività del gruppo guidato da John Elkann, nipote dell’Avvocato, in Italia sono essenzialmente concentrate nella Juventus e in diversi giornali, tra cui la Repubblica è il più autorevole. Ecco, dunque, il paradosso e il cortocircuito: è proprio dalle colonne del quotidiano romano, appartenente alla famiglia simbolo del capitalismo italiano, che il leader del principale sindacato, Maurizio Landini, pontifica sull’“Attacco alla democrazia” del governo Meloni. Sull’intervista di giovedì è tornato, oggi, nel suo editoriale, il direttore e fondatore de La Verità, Maurizio Belpietro. La vicenda, ben nota, che ha dato spunto all’intervista è quella dello sciopero di venerdì scorso, ma Landini propone una sua versione a 360 gradi sul governo, sulle sue politiche economiche e sociali, nonché sulla proposta di premierato e altre istanze prettamente politiche, e dunque avulse dalle competenze della Cgil. Peccato che Landini stesso abbia taciuto, taccia tuttora e presumibilmente tacerà in futuro, in merito alla evidentissima exit strategy degli eredi Agnelli, votati alla alta finanza apolide, nonostante i nostri governi, in passato, abbiano sovente agevolato le attività del gruppo attraverso sussidi, finanziamenti indiretti, decisioni politiche ad hoc. (Continua a leggere dopo la foto)
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L’exit strategy degli Elkann

Neppure il “brand” è rimasto: oramai non si chiama nemmeno più Fiat ma Stellantis, il gruppo nato nel 2021 dalla fusione di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e Peugeot, e di cui la Exor della famiglia Agnelli è il socio di maggioranza con il 14,4% delle azioni. Già dalla sua nascita Stellantis ha licenziato in Italia 7.500 lavoratori e, più di recente, i vertici della società, fa notare Belpietro, hanno annunciato un piano di incentivi per favorire l’uscita di ben quindicimila dipendenti, mentre la produzione si trasferirà in Polonia, Serbia e Algeria, per abbassare i prezzi delle forniture, ma soprattutto in Francia. Anche le batterie per i veicoli elettrici del gruppo, che in un primo momento dovevano essere prodotte in Italia, saranno assemblate all’estero: il 90% dei componenti per veicoli elettrici e ibridi verranno prodotti in Francia e all’Italia rimane il 10% in un unico stabilimento. Una materia, questa fuga dall’Italia, che dovrebbe interessare a Landini, che su ciò non proferisce parola. Tempo fa denunciò questa situazione persino Carlo Calenda, in quel famoso incontro disertato dagli operai della Magneti Marelli, società della galassia Fiat, venduta alla compagnia giapponese CK holdings controllata dal fondo KKR nel 2018 . Belpietro, allora, ha fatto un esperimento: digitando su un motore di ricerca i termini “Landini” e “Fiat”, l’ultima dichiarazione che si può rinvenire del segretario della Cgil risale ad anni fa, quando ancora guidava la Fiom. Eppure, c’è stato un tempo in cui gli Agnelli erano la bestia nera della Cgil, gli anni de “Agnelli e Pirelli ladri gemelli”. Tornando all’oggi, l’automotive è ancora un tassello fondamentale dell’economia del nostro Paese, rappresentando addirittura il 5,2% del Pil italiano e dando lavoro, compreso l’indotto, a quasi 270mila persone: ad esempio, Magneti Marelli aveva all’epoca della cessione 43.000 dipendenti di cui 10.000 in Italia; oggi ne ha 50.000 di cui 7.000 in Italia. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il silenzio assordante di Landini

Oggi Stellantis produce 400mila auto in Italia e un milione in Francia, ma Landini non ha detto nulla durante la fusione del 2019. Eppure, quando, con la gestione Marchionne, la produzione FCA era del 30% superiore a quella attuale, Landini ha promosso mesi di mobilitazioni nazionali contro il nuovo contratto. Poi, nell’aprile del 2020 John Elkann ha acquistato la Repubblica. Da lì il silenzio della Cgil si è fatto sempre più assordante.

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