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Ci imporranno di nuovo vaccini senza provarne l’efficacia. Pfizer e Moderna sbugiardate. Le prove

Pubblicato il 30/06/2022 09:02

Da un lato, Pfizer e Moderna insistono sulla necessità di altre vaccinazioni, vista la rapidità con cui il Covid muta e torna alla carica sotto forma di nuove varianti. Dall’altro, i colossi di Big Pharma non voglioni più trial clinici. Una presa di posizione che, a voler pensar male, può essere giustificata dall’incapacità di dimostrare scientificamente la sicurezza e l’efficacia dei propri farmaci. E così, intervistato dal Financial Times, il numero uno di BionTech (consorella tedesca di Pfizer) Ugur Sahin ha sottolineato come sarebbe utile “avere l’opportunità di aggiornare i vaccini senza però l’obbligo di ulteriori studi clinici”.

Una tesi sposata in pieno dal cofondatore di Moderna Derrick Rossi, che alle pagine della Stampa ha a sua volta spiegato: “Visto che il virus continua ad evolversi e siamo sempre al suo inseguimento, io spero che venga il momento in cui, invece di fare studi di fase uno, due e tre si stabilisca l’efficacia dei vaccini a mRna. In questo modo con l’arrivo di una nuova variante sarà sufficiente fare un piccolo studio di sicurezza prima di rilasciare il vaccino aggiornato”.

Meglio evitare i trial clinici, dunque, in nome di una presunta velocità nel rilascio dei vaccini che, a detta di Pfizer e Moderna, sarebbe fondamentale nel contrasto al virus. Sicuri che sia solo questo il motivo che spinge le case farmaceutiche a non voler insistere troppo sulle sperimentazioni? Qualche dubbio, in realtà, è emerso anche durante l’ultimo confronto virtuale tra i rappresentanti delle due aziende farmaceutiche e gli esperti della Food and Drug administration. Un meeting a distanza che ha portato al via libera per la realizzazione di nuovi vaccini contro le varianti Covid, ma durante il quale sono venute a galla anche parecchie perplessità.

Come raccontato da La Verità, durante la riunione il professore di Harvard Ofer Levy ha chiesto: “Avete parlato della moltiplicazione di anticorpi in chi riceve l’infezione, ma qual è il correlato di protezione? Qual è la prova che questi anticorpi conferiscono immunità? Qual è la percentuale di riduzione associata al booster aggiornato?”. Replica di Kena Swanson, vicepresidente della divisione ricerca e sviluppo di Pfizer: “Direi che non è stato stabilito alcun correlato di protezione”. Se e quanto questi vaccini aggiornati proteggano davvero i pazienti, dunque, non è dato saperlo con certezza. Nel frattempo, però, la produzione di nuovi farmaci procede spedita. Senza, possibilmente, trial clinici a rallentare un business miliardario.

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