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Auto elettrica, la fregatura nella fregatura. Come funziona la trappola delle riparazioni preparata dall’Europa

Pubblicato il 27/12/2023 19:51

Se l’auto elettrica si rompe sono guai. C’è qualcuno, a parte le istituzioni dell’Unione europea, oramai avvitate in una spirale di delirio “green”, che ritiene che la mobilità elettrica sia un buon affare, e non solo in termini economici? Se più e più volte abbiamo peraltro dei rischi dell’autocombustione o dei problemi tecnici, per usare un eufemismo, occupiamoci ora proprio del versante economico. E partiamo dal principio: a incidere sui costi elevati dei veicoli “sostenibili” è anzitutto il rincaro delle materie prime, dei prodotti energetici e del litio. Ma è anche, e soprattutto, in caso di riparazioni e interventi successivi a un incidente che possiamo parlare di un vero salasso, oltre ai tempi di attesa ben più lunghi rispetto ad analoghi interventi sui veicoli a benzina o diesel: circa 57 giorni rispetto ai 45 giorni per i veicoli non elettrici, secondo i dati, ovvero il 25% in più. Peraltro, le officine che eseguono tali lavori sono ancora poche. (Continua a leggere dopo la foto)
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L’inchiesta del Wall Street Journal

Si è occupato del tema il Wall Street Journal: riparare un’auto elettrica dopo un incidente costa migliaia di dollari in più rispetto ai veicoli a motore termico. Solamente l’anno scorso, in accordo con i dati forniti da Ccc Intelligent Solutions – società statunitense che elabora, e di seguito raffronta, le richieste di indennizzi assicurativi per le auto – riparare una vettura elettrica costava in media 6.587 dollari, rispetto ai 4.215 dollari richiesti per i veicoli “tradizionali”. Il quotidiano a stelle e strisce, la Bibbia dell’economia e dell’alta finanza, inoltre, dà conto del fatto che il colosso del noleggio auto, Hertz Global Holdings, che gestisce una grande flotta elettrica, particolarmente le auto della Tesla, ha annunciato una riduzione dei suoi profitti del terzo trimestre, in larga parte causato dall’incremento dei costi di riparazione. (Continua a leggere dopo la foto)
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La comparazione dei costi

Va da sé che i maggiori costi stanno anche contribuendo a far salire i premi assicurativi per i proprietari di veicoli elettrici, che pagano in media 357 dollari al mese contro i 248 dollari richiesti a chi possiede un’auto alimentata a benzina. “Le persone sono abituate a sentire che i veicoli elettrici hanno meno parti di un veicolo a combustione, ma questo non è il caso della riparazione delle collisioni”, ha affermato Marc Fredman, Chief Strategy Officer di CCC Intelligent Solutions. Tutto ciò è vero anche perché “il modo in cui molte parti dei modelli elettrici sono imbullonate o saldate nei veicoli spesso significa che i componenti non possono essere riparati e devono essere sostituiti”, ancora nelle parole di Marc Fredman. Sicché la riparazione di un veicolo elettrico richiede circa il doppio dei pezzi di ricambio rispetto a un veicolo convenzionale. (Continua a leggere dopo la foto)

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La situazione in Italia

Spostiamoci, ora, in Italia, perché la “moda” dell’auto elettrica da noi – fortunatamente, ci viene da dire – pare non aver attecchito più di tanto, anche rispetto agli altri Paesi europei. A ottobre, secondo i particolari che aggiunge il quotidiano Libero, a fronte di una crescita delle immatricolazioni pari al 20%, le vendite delle macchine elettriche sono aumentate solo del 3,9%, e la loro quota di mercato rimane ancora lontana dai dati di Germania (18%) e Francia (16%). Inoltre, neppure gli incentivi stanziati sono stati utilizzati più di tanto dagli italiani: su 570 milioni di euro totali per il 2023, a novembre restavano ancora da spendere 112,6 milioni per le auto elettriche. Insomma, come dicevamo, solo l’Unione europea punta al “full electric”: l’idea di Bruxelles, che a questo punto riteniamo difficilmente realizzabile, prevede il passaggio alla mobilità “green” dal 2035 e la contestuale eliminazione della produzione e della vendita di auto a motore. D’altronde, come abbiamo riportato, si rischia una bolla dell’elettrico e sono le stesse industrie dell’auto che si stanno gradualmente e progressivamente ritirando da questo settore di mercato.

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