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Garlasco, il supertestimone crolla: “Mi sono inventato tutto”

Pubblicato il 12/05/2026 09:30 - Aggiornato il 12/05/2026 09:59

Garlasco, il supertestimone crolla: “Mi sono inventato tutto”. Smontate anche le piste satanismo e Bozzola

Per anni il delitto di Garlasco è stato accompagnato da teorie oscure, sospetti inquietanti e ricostruzioni parallele che hanno alimentato dubbi ben oltre le sentenze ufficiali.  Satanismo, presunti festini segreti, suicidi sospetti, ambienti deviati e testimonianze shock. Attorno all’omicidio di Chiara Poggi si è costruito un universo mediatico che oggi, pezzo dopo pezzo, sembra però sgretolarsi. Oggi si arriva ad un punto di svolta.

L’ultimo colpo arriva direttamente da uno dei personaggi più discussi dell’intera vicenda: Marco De Montis Muschitta, il cosiddetto “supertestimone” che nel 2007 aveva dichiarato di aver visto una delle gemelle Cappa in bicicletta subito dopo il delitto. Una versione che per anni ha continuato ad alimentare sospetti e ricostruzioni alternative.

“Mi sono inventato tutto”: il crollo del supertestimone

Ascoltato nuovamente dagli investigatori nell’aprile 2025 dopo la riapertura delle indagini, Muschitta avrebbe ammesso di aver inventato completamente quella storia. Secondo quanto emerso dai nuovi verbali, il 49enne avrebbe spiegato di aver costruito il racconto per attirare attenzione e impressionare colleghi e conoscenti durante le continue discussioni sul caso Garlasco.

Una confessione pesantissima che ridimensiona definitivamente una delle piste più controverse nate attorno al delitto di Chiara Poggi. Già negli anni passati i giudici avevano considerato poco credibile la sua testimonianza, ma il racconto aveva comunque continuato a circolare online e nei programmi televisivi dedicati al caso.

Durante il nuovo interrogatorio, Muschitta sarebbe anche scoppiato in lacrime, tornando sulle presunte pressioni ricevute all’epoca da un carabiniere affinché ritrattasse. Circostanze che però, secondo gli investigatori, non avrebbero prodotto alcun elemento concreto utile a cambiare il quadro generale.

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La pista del canale e il mistero del borsone

A perdere consistenza è anche un’altra delle ipotesi che per mesi aveva riacceso il dibattito mediatico. Si tratta della pista nata dalle dichiarazioni di Gianni Bruscagin, che aveva parlato della presunta presenza di una delle cugine Cappa vicino a un canale di Tromello con un grosso borsone.

Le ricerche effettuate dai carabinieri e dai vigili del fuoco avevano effettivamente portato al ritrovamento di alcuni attrezzi potenzialmente compatibili con l’arma del delitto. Tuttavia gli approfondimenti tecnici successivi non avrebbero consentito di attribuire un valore decisivo a quei ritrovamenti.

L’anatomopatologa Cristina Cattaneo avrebbe parlato solo di una possibile compatibilità teorica con alcune lesioni presenti sul corpo di Chiara Poggi, senza però arrivare a conclusioni definitive.

I suicidi sospetti e la pista del satanismo

Tra le verifiche più delicate affrontate negli ultimi mesi ci sono state anche quelle relative ad alcuni suicidi avvenuti negli anni in Lomellina, compreso quello di Michele Bertani, amico storico di Andrea Sempio.

Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi elettronici, analizzato documenti e ascoltato familiari e conoscenti. Anche in questo caso, però, non sarebbero emersi collegamenti concreti con il delitto di Garlasco.

Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, le verifiche avrebbero restituito soprattutto situazioni personali segnate da fragilità, dipendenze e profonde difficoltà psicologiche, senza alcun elemento utile a sostenere ipotesi alternative sull’omicidio di Chiara Poggi.

Il Santuario della Bozzola e i presunti festini

Negli anni una delle piste più controverse era stata quella relativa al Santuario della Bozzola. Alcuni memoriali e segnalazioni anonime avevano ipotizzato l’esistenza di ambienti oscuri, presunti festini e possibili collegamenti indiretti con il delitto.

Al centro di alcune ricostruzioni era finito anche Flavius Savu, già condannato in via definitiva per estorsione nei confronti dell’ex rettore del santuario.

La Procura di Pavia avrebbe però analizzato attentamente anche questo filone investigativo senza trovare riscontri concreti. Le verifiche sui documenti acquisiti e sulle testimonianze raccolte non avrebbero infatti aperto nuovi scenari giudiziari.

Cadono le ricostruzioni parallele

Negli anni sul caso Garlasco sono arrivati in procura decine di dossier, segnalazioni e testimonianze considerate “esclusive” o “sconvolgenti”, spesso rilanciate online o sui social da appassionati del caso.

Molte di queste ipotesi hanno contribuito ad alimentare un clima di mistero permanente attorno all’omicidio di Chiara Poggi. Ma oggi, secondo quanto emerge dalle ultime verifiche investigative, nessuna delle piste parallele avrebbe trovato conferme concrete.