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Garlasco, gli amici mollano Sempio: “Al Punto zero, non da Poggi”

Pubblicato il 12/05/2026 08:14

Nuovi elementi sul caso Garlasco che complicano la posizione di Andrea Sempio e ampliano il quadro investigativo in direzioni sempre più definite.

Da un lato gli amici storici della comitiva smentiscono la frequentazione assidua di casa Poggi: nessuno ricorda discese in cantina, nessuno ricorda la presenza regolare di Sempio in quella villetta di via Pascoli.

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Dall’altro spunta un audio del 2017 in cui il 38enne — solo in auto, intercettato da una cimice — sembra rivelare l’orario preciso in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio.

Gli amici di Sempio cambiano versione

Sentiti dagli investigatori, gli amici della comitiva di Garlasco hanno restituito una versione molto diversa da quella che avrebbe potuto favorire Sempio. Il gruppo — sostengono i ragazzi — si incontrava abitualmente al “Punto zero” di Garlasco, oppure a casa di Mattia Capra e Alessandro Biasibetti per giocare ai videogame. Da casa Poggi si passava, “anche se non frequentemente”, ma ci si fermava nella saletta tv al piano terra. I ricordi delle salite al primo piano sono vaghi e sporadici.

Biasibetti dice di essere stato al piano di sopra “una volta sola” e di non saperlo nemmeno descrivere. Roberto Freddi concorda: “Al piano di sopra era difficile che si andasse”. Il padre di Marco, Giuseppe Poggi, non aveva alcun ricordo di Sempio tra i frequentatori della casa. E nessuno, tra tutti gli amici sentiti, ha mai fatto accenno a discese in cantina. Un dettaglio tutt’altro che secondario, visto che la cantina è il luogo dove Chiara Poggi fu trovata senza vita.

L’audio del 2017: “Alle nove e mezza a casa”

Tra gli elementi più pesanti che emergono dalle carte della Procura di Pavia c’è un’intercettazione del 2017, risalente alla prima inchiesta poi archiviata. È l’8 febbraio 2017, ore 17.43: Sempio ha ricevuto da meno di un’ora l’invito a comparire per l’interrogatorio davanti all’aggiunto Mario Venditti. Si trova solo in auto. E parla: “È successo qualcosa quel giorno… era sempre lì in casa… io non so se lei ha detto che lavorava… però cazzo, oh… alle nove e mezza a casa”.

Per i pm guidati dal procuratore Fabio Napoleone, quella frase è cruciale: “L’indagato sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”. Le 9.30 è un orario compatibile con la finestra indicata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo per un’aggressione durata circa 15-20 minuti. Un elemento che si ricollega direttamente ai soliloqui captati l’anno scorso — quello delle “tre chiamate”, del “video nella penna” e del “sangue c’era”. Per approfondire come l’alibi di Sempio sia stato smontato, leggi qui la ricostruzione completa.

La terza impronta di Stasi

Dalle stesse carte emerge anche un nuovo elemento a discarico di Stasi. Secondo il comandante della sezione impronte del Ris di Roma, Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista Nicola Caprioli, è stata trovata una terza impronta di Alberto Stasi sul dispenser del sapone liquido in bagno — quella del mignolo della mano destra, che si aggiunge alle due impronte dell’anulare già trovate dal Ris di Parma nel 2007.

Le sentenze di condanna avevano considerato queste tracce uno dei sette elementi “gravi, precisi e concordanti” a carico di Stasi. La nuova consulenza le rilegge come impronte legittime, compatibili con la frequentazione ordinaria della casa da parte dell’ex fidanzato. Su questi sviluppi e sulle speranze della difesa, leggi il commento dell’avvocata Boccellari.

Il nodo dell’appostamento: la porta di casa Poggi

Se Chiara non voleva parlare con Sempio — come emerge dalle intercettazioni — difficilmente gli avrebbe aperto la porta di casa volontariamente quella mattina. Da qui l’ipotesi investigativa dell’appostamento in giardino, in attesa che la porta venisse aperta per qualche altra ragione — i gatti, un’uscita improvvisa. Ma questo scenario apre un’altra domanda: possibile che nessuno abbia notato quella presenza?

La vicina di casa ha dichiarato che “Sempio non lo aveva mai visto lì”, aggiungendo che “gli amici venivano la sera a prendere Marco Poggi, ma per uscire”. Le madri di Stasi e Poggi, il giorno dopo il delitto, parlarono al telefono di “una persona in giardino”: un riferimento rimasto a lungo senza risposta e che oggi gli inquirenti rileggono con occhi diversi.

Sempio a Roma: “Sono innocente”. Il tassista: “Ti vedo male”

Lunedì Sempio è arrivato a Roma in treno — seconda classe, carrozza 11 — per sottoporsi alla consulenza psicologica voluta dai suoi difensori Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Un esame personologico che potrebbe diventare rilevante in fase processuale. Alla stazione Termini, in fila per il taxi, è stato riconosciuto da più persone.

Una signora gli ha stretto la mano augurandogli il meglio. Un tassista, invece, gli ha gridato: “Andrè, te vedo male”. Lui non si è scomposto. A chi gli ha chiesto del suo stato d’animo, ha risposto con tre parole: “Non riesco quasi più a lavorare”.

L’Italia divisa su Garlasco trova sintesi in quella scena davanti a via Marsala: una stretta di mano e una frase di condanna, a pochi secondi di distanza. Sul tema del dibattito mediatico sempre più acceso, ieri c’è stato lo scontro in diretta tra Roberta Bruzzone e Matano su Rai 1.

Cosa sappiamo finora

  • Gli amici della comitiva smentiscono la frequentazione assidua di casa Poggi da parte di Sempio
  • Nessuno ricorda discese in cantina
  • Audio del 2017: Sempio dice “alle nove e mezza a casa” — per i pm è l’orario del delitto
  • Trovata una terza impronta di Stasi sul dispenser del sapone (mignolo destro)
  • Ipotesi dell’appostamento in giardino per entrare in casa Poggi
  • Sempio a Roma per esame personologico voluto dalla difesa
  • A Termini: una signora lo saluta, un tassista gli dice “ti vedo male”
  • Sempio: “Non riesco quasi più a lavorare”

Le testimonianze degli amici chiudono uno dei pochi spiragli rimasti nell’impianto difensivo di Sempio: quello della frequentazione abituale di casa Poggi, che avrebbe potuto spiegare la sua conoscenza degli spazi interni. Se nessuno ricorda visite alla cantina, il nodo di come Sempio avrebbe saputo dove condurre Chiara diventa più difficile da sciogliere. L’audio del 2017 aggiunge un’altra tessera al mosaico. E l’esame personologico potrebbe rivelarsi una mossa difensiva importante — o confermare un profilo psicologico che la Procura intende usare come elemento di contesto. Il processo si avvicina. Garlasco non ha finito di sorprendere.