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Il Fondo risparmiatori è fermo: pagati solo 45 milioni su 1,5 miliardi

Soldi in tempi rapidi e con procedure snelle. Erano queste le promesse fatte ai risparmiatori traditi dalle banche da Matteo Salvini e Luigi Di Maio il 9 febbraio 2019, quando il governo giallovederde si era trovato ad affrontare, al Palasport Palladio di Vicenza, la rabbia dei cittadini che chiedevano giustizia, coinvolti loro malgrado nel crack degli istituti ai quali avevano affidato i propri soldi. Tempi brevi, insomma, e un fondo istituito appositamente per assecondare le loro ragioni. A oltre due anni di distanza, però, le belle promesse hanno lasciato il posto all’ennesima delusione, che ha il sapore della beffa.

Il Fondo risparmiatori è fermo: pagati solo 45 milioni su 1,5 miliardi

I numeri degli indennizzi pagati dal Fir, il Fondo risparmiatori, a fronte delle domande inoltrate, sono la fotografia di un fallimento. Secondo Consap, la società del Tesoro incaricata della gestione delle pratiche, a oltre due anni dalla manovra che prese il vecchio fondo inattivo da 150 milioni e lo moltiplicò fino a raggiunge la somma di 1,5 miliardi, sono infatti 25.149 i risparmiatori che hanno iniziato a ricevere una parte dell’indennizzo. In totale, le domande sono state 144 mila, con 75 mila risparmiatori che hanno visto le pratiche fermarsi di fronte alle richieste di integrazione di documenti bancari indispensabili per procedere.

Il Fondo risparmiatori è fermo: pagati solo 45 milioni su 1,5 miliardi

La somma arrivata finora sul conto corrente dei risparmiatori è di 45,5 milioni, pari al 3,03% del maxifondo. La maggior parte della cifra, per la precisione 31,1 milioni, sono acconti del 40%, mentre soltanto 14,4 milioni rappresentano un indennizzo completato con il saldo o erogato in soluzione unica. Un bilancio tutt’altro che positivo, con il ministero del Tesoro che nel frattempo continua a organizzare riunioni su riunioni promettendo novità in tempi brevi.

Il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon ha promesso la liquidazione di tutti i risparmiatori entro la fine dell’estate. Numeri alla mano, però, l’impresa pare ai limiti dell’impossibile, se non oltre. L’ostacolo principale, infatti, resta quello rappresentato dalle banche: gli italiani truffati hanno dovuto presentare documenti che certificassero l’acquisto di titoli poi bruciati dai vari fallimenti degli istituti, ma in ben 75 mila casi la documentazione è stata ritenuta incompleta, nonostante a mancare fossero quasi sempre tasselli secondari. I tempi si sono di conseguenza allungati, con i risultati, avvilenti, sotto gli occhi di tutti.

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