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“Conte e Draghi indagati”. La clamorosa rivelazione: le mosse della procura di Roma

Pubblicato il 12/09/2022 14:50 - Aggiornato il 12/09/2022 16:24

I pm romani hanno messo nel mirino le operazioni portate avanti dal governo Draghi per la vendita di Autostrade. A rivelarlo è Giorgio Meletti sulla testata Domani, secondo la quale la procura capitolina starebbe indagando sulla vendita di Autostrade per l’Italia (Aspi) alla holding Hra (Holding reti autostradali), il veicolo societario con cui il 5 maggio scorso la Cassa depositi e prestiti (che ne detiene il 51 per cento attraverso Cdp Holding) e i fondi Blackstone e Macquarie (24,5 per cento ciascuno) hanno rilevato da Atlantia l’88,06 per cento delle azioni della concessionaria autostradale.

L’operazione ha visto la holding controllata dalla famiglia Benetton incassare 8,2 miliardi come “punizione” per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018) e la conseguente morte di 43 persone. Questo “spiega il silenzio assoluto che circonda la vicenda da più di un anno e la prudenza dei magistrati chiamati a ipotizzare i reati commessi e le persone responsabili. Politicamente sono sotto accusa il governo Conte II (giallorosso) e il governo Draghi, ma gli atti formali dell’operazione sono tutti ascrivibili all’esecutivo tuttora in carica”.

Dopo il crollo del ponte, il il ministero delle Infrastrutture guidato da Danilo Toninelli (M5s) aveva aperto la procedura di revoca della concessione per “grave inadempimento”, un procedimento amministrativo formalizzato e rigido che poteva avere come esito o il riconoscimento che il grave inadempimento della concessionaria (mancate manutenzioni) non c’era stato o l’accertamento del grave inadempimento.

Finita l’esperienza del governo gialloverde, Toninelli era stato sostituito da Paola De Micheli (Pd), sotto la cui guida si era giunti alla seguente soluzione: l’obbligo per Atlantia di vendere Aspi non con una gara pubblica ma obbligatoriamente a Cdp e ai due soci che l’istituto statale ha scelto liberamente, i fondi Blackstone e Macquarie. A mettere in moto la procura di Roma sarebbe stato il presidente della commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso (Pd), ex presidente della regione Abruzzo, ipotizzando a carico degli alti burocrati che hanno perfezionato il complesso meccanismo una serie di gravi reati, dalla truffa aggravata all’abuso d’ufficio, fino al più insidioso, la turbativa d’asta.

Al di là del regalo ai Benetton, l’accusa più velenosa dal punto di vista di Draghi sarebbe aver passato la concessione a Cdp e ai suoi soci Blackstone e Macquarie senza passare attraverso una gara europea.

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