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Etichette allarmistiche su vini e carni: così l’Ue dichiara guerra al Made in Italy

Nel bel mezzo dell’emergenza Covid-19, dopo aver mostrato totale incapacità nella gestione dei vaccini piegandosi alle logiche di potere di Big Pharma, l’Ue ha trovato alla fine un nemico da combattere: il Made in Italy. Al quale ha deciso di dichiarare guerra, con tanto di armi già messe in campo per riuscire ad annientare l’odiato avversario. Come il taglio alle attività promozionali di carni, salumi e alcolici. O l’arrivo di etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino, da sempre un fiore all’occhiello della nostra produzione, e che sulla scia delle sigarette saranno presto accompagnate da messaggi che ne sconsigliano il consumo.

Etichette allarmistiche su vini e carni: così l'Ue dichiara guerra al Made in Italy

Un’iniziativa, quella voluta da Bruxelles, che ha ovviamente allarmato la nostra filiera. Con Coldiretti che ha subito organizzato un incontro con diversi europarlamentari per scongiurare l’ipotesi, snocciolando i dati raccolti da una serie di sondaggi che lasciano presagire il peggio: quasi una persona su quattro (il 23%) ha infatti ammesso che smetterebbe di bere vino qualora dovesse leggere sull’etichetta messaggi che ne sconsigliano il consumo, evidenziano i rischi per la salute. Il rischio, insomma, è che per la nostra produzione vinicola sia in arrivo una batosta senza precedenti, in un momento già particolarmente difficile.

Etichette allarmistiche su vini e carni: così l'Ue dichiara guerra al Made in Italy

A febbraio, la Commissione Ue aveva approvato una comunicazione in cui si faceva riferimento ai programmi di promozione e all’introduzione di etichette con messaggi allarmistici. Un testo che non aveva di per sé valore vincolante, ma utile per orientare la successiva azione legislativa di Bruxelles, che ora vaglia due possibili novità. La prima è la revisione della politica di finanziamento europeo delle campagne promozionali, con carne rossa, insaccati e bevande alcoliche che finirebbero definitivamente escluse dai fondi elargiti dall’Ue (parliamo di un tesoretto da 200 milioni sotto forma di contributi ai programmi di promozione). L’altra, come anticipato, sono le famigerate etichette.

Il rischio, per i nostri vini, è quello di essere etichettati come “prodotto che nuoce gravemente alla salute”, con conseguente introduzione di messaggi che sconsigliano fortemente il consumo evidenziando i rischi per la salute. Dichiarare guerra alle bottiglie, insomma, invece che limitarsi a sconsigliare gli abusi. Una battaglia che fa il paio con quella contro le nostre carni, a tutto vantaggio delle multinazionali pronte a lanciare sul mercato i loro prodotti sintetici. Per far loro spazio, però, bisognerà prima uccidere il pericoloso Made in Italy. E Bruxelles sembra determinata ad andare fino in fondo nella sua missione.

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