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Meningite scambiata per mal di schiena, Valeria muore a soli 27 anni: l’ennesimo, terribile caso di malasanità

Pubblicato il 04/09/2023 13:42 - Aggiornato il 04/09/2023 14:49

Era andata in ospedale lamentando forti dolori. Ma i medici si erano limitati a somministrarle antidolorifici per curare prima l’emicrania, poi il mal di schiena. Poco dopo, però, il dramma: Valeria Fioravanti, 27 anni, è morta a causa della meningite. Una storia terribile che ha sollevato rabbia e polemiche: secondo Repubblica, la ragazza a un certo punto “non riusciva più a parlare nè a camminare”. Un vero e proprio calvario, quello vissuto dalla giovane. Con 7 visite in 4 ospedali diversi. Alla fine, il 10 gennaio 2023, il decesso. Secondo la testata, gli errori nella gestione del suo caso sarebbero stati diversi, gravissimi. A partire dalla prima diagnosi al policlino Casilino di Roma: una cefalea causata da un movimento “incongruo” compiuto mentre si lavava i capelli. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il secondo errore, a sette giorni di distanza, al San Giovanni Addolorata: la diagnosi in questo caso era stata di lombosciatalgia. La consulenza medico legale è arrivata a una conclusione netta: “La malattia che uccise la ragazza non venne riconosciuta, non si eseguirono gli esami specifici per tempo nonostante il quadro clinico suggerisse di verificare se la paziente fosse affetta da meningite”. (Continua a leggere dopo la foto)

Tre sanitari intervenuti sulla 27enne potrebbero ora finire a processo con l’accusa di omicidio colposo da parte del magistrato che indaga sul caso, il pm Eleonora Fini. I medici sarebbero stati “superficiali” nel trattamento della giovane: la mancata diagnosi e la somministrazione di un antinfiammatorio, che anestetizzava la ragazza dal dolore e non la guariva dalla meningite, sarebbero stati di fatto una condanna. (Continua a leggere dopo la foto)

Tutto era iniziato il 25 dicembre 2022, quando Valeria Fioravanti era stata operata al policlinico Campus Biomedico per un pelo incarnito sotto l’ascella. Rimandata a casa, era stata visitata al Casilino il 29 dicembre: “Intensa cefalea, non risponde a tachipirina, vertigini da due giorni associate a cervicalgia”. Qui la diagnosi di un movimento errato mentre lavava i capelli, con iniezione di Toradol e prescrizione di antinfiammatorio. Il 4 gennaio, la giovane era andata in un altro pronto soccorso, al San Giovanni Addolorata. In questo caso, i medici avevano parlato di “lombosciatalgia”. Due giorni dopo, la ragazza era arrivata in condizioni critiche al San Giovanni dove il responso era stato quello di meningite acuta in fase conclamata. Il 10 gennaio Valeria era poi morta al Gemelli.

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