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Sui vaccini di Big Pharma l’Ue mantiene il segreto: la vergognosa risposta della Commissione al Parlamento

Emergono nuovi inquietanti dettagli sulla “combutta” tra Ue e Pfizer. Non è un caso, infatti, che l’Europa continua a tenere molte carte nascoste o segrete. Le vaccinazioni intanto sono crollate, Italia compresa, dove milioni di cittadini ci hanno pensato due volte prima di andare a farsi vaccinare e hanno così disertato gli hub. E così per la Commissione europea ora ci sono diverse gatte da pelare. Spiega Maddalena Loy su La Verità: “Innanzitutto, lo «smaltimento» delle dosi ordinate: i contratti firmati dall’esecutivo che a inizio pandemia prevedevano che gli Stati acquistassero almeno 3,2 miliardi di vaccini. Finora ne sono stati usati, però, «soltanto» 900 milioni. A chi saranno dati i rimanenti miliardi che l’Ue si è impegnata ad acquistare?”. Come potrà, la Commissione, somministrare 2,1 miliardi di dosi entro il 2023 quando è ormai noto che l’efficacia di questi vaccini contro le nuove varianti è quantomeno ‘controversa’? (Continua a leggere dopo la foto)

Pfizer e Moderna quindi hanno fatto affari milionari, come era prevedibile, e i geni dell’Ue sono rimasti col cerino in mano. Non tutti, certo, qualcuno tra loro ci avrà altrettanto guadagnato. Intanto la Polonia ha fatto sapere che non pagherà più le dosi. “Ci rifiutiamo di ricevere questi vaccini, ci rifiutiamo di effettuare i pagamenti”, ha dichiarato il ministro della Salute, adducendo due motivi: innanzitutto “l’offerta supera la domanda”, e poi il Paese è alle prese con ben altri problemi dovuti all’afflusso di milioni di rifugiati ucraini. Scrive la Loy: “C’è infine la richiesta di trasparenza presentata dal Parlamento europeo, che però la Commissione ha (per il momento) aggirato en souplesse. Una risoluzione approvata in aula a ottobre esprimeva a von der Leyen «il più profondo rammarico per la mancanza di trasparenza di Commissione, Stati membri e aziende farmaceutiche su sviluppo, acquisto e distribuzione dei vaccini»; lamentava «l’opacità della strategia della Commissione sui vaccini»; la invitava a «garantire la piena trasparenza pubblicando versioni non censurate dei contratti» e sollecitava l’esecutivo di Bruxelles a «rivelare i prezzi del vaccino per ciascun produttore»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Invitava inoltre la Commissione a “garantire che le aziende mettessero al più presto a disposizione i risultati completi delle sperimentazioni cliniche; sottolineava infine che, qualora durante le sperimentazioni fossero stati rilevati effetti collaterali gravi, tali eventi dovrebbero essere comunicati immediatamente e invitava a «promuovere e monitorare il controllo pubblico delle reazioni avverse che si verificano durante la somministrazione dei vaccini»”. La Commissione ha risposto al Parlamento poche settimane fa. Come? “Se l’è cavata trincerandosi dietro la necessità di aver dovuto agire in fretta e sostenendo che molte decisioni sono di pertinenza degli Stati membri. I contratti sono ancora coperti da segreto (benché stia circolando una versione senza censura) perché, dice la Commissione, «sono protetti da clausole di riservatezza». Né ha comunicato chi fa gli ordini, ma qualcosa si sa”. (Continua a leggere dopo la foto)

Scrive La Verità: “Sandra Gallina è a capo dei negoziatori e lavora insieme con un comitato di pilotaggio per supervisionare le gare d’appalto. Da questo comitato è stata formata una squadra di
negoziatori (che hanno trattato direttamente con le multinazionali), composta da sette Paesi: Spagna, Italia, Polonia, Francia, Svezia Germania e Paesi Bassi. I nomi di questi negoziatori sono quasi tutti noti. Svezia, Francia, Spagna e Olanda li hanno rivelati, la Germania no (ma sono stati individuati), mentre l’Italia non ha risposto: si presume che il negoziatore venga dal ministero della Salute. Il prezzo a dose, infine, non è ancora pubblico perché – spiega la Commissione – «c’è un legittimo interesse dei produttori, che hanno effettuato investimenti ingenti nella ricerca, a che i termini dei contratti con l’Ue non siano pubblici durante questa fase di intensa concorrenza globale». Quali investimenti? Quale concorrenza?”. (Continua a leggere dopo la foto)

Dei 4-5 competitor esistenti a inizio pandemia, ne è rimasto soltanto uno, di fatto monopolista: Pfizer, che produce oltre la metà delle dosi ordinate. Conclude La Verità: “L’unica certezza, documentata anche dal Financial Times qualche mese fa, è che il prezzo di una dose Pfizer, partito da 15,50 euro, è salito l’estate scorsa a 19,50 (perché, per il produttore, «il prodotto ha dimostrato la sua efficacia»)”. E già qui ci sarebbe da mettersi a ridere. Invece, silenzio assoluto della Commissione. Lo stesso assordante silenzio che riguarda la necessità “di dar seguito alle denunce di effetti avversi: l’esecutivo non ha dedicato al tema neanche una riga di risposta”. E anche questo è, in realtà, un chiaro segnale. Intanto, per fortuna, anche grazie alla controinformazione che sta svegliando la massa, “sono sempre di più, e in tutti gli Stati membri, i cittadini che si sono rivolti ai tribunali per denunciare non soltanto effetti avversi gravi ma anche, e purtroppo, fatali”. E ora vogliono e pretendono verità e giustizia. E noi con loro.

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