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Verbali covid, dal governo solo un contentino. 5 documenti su 3 mesi di riunioni. Dov’è il resto?

Si potrebbe dire che hanno dato un contentino per placare le fiamme? È vero che ieri (6 agosto) il Governo ha desecretato i famosi 5 verbali che prima di allora voleva mantenere segreti, ma è vero anche che mancano quelli fondamentali, su tre mesi di riunioni e di atti solo cinque sono stati resi pubblici. 

Mancano i verbali delle riunioni tra il 22 e il 27 di gennaio, quando non si sa bene perché l’ordine di testare tutte le polmoniti virali anomale si trasformò nell’ordine di testare solo quelle di chi proveniva dalla Cina. 

Mancano i verbali del periodo tra l’1 e il 7 marzo, i giorni in cui si decise di non fare la zona rossa ad Alzano e Nembro, condannando Bergamo a essere l’epicentro globale della pandemia nei mesi a venire.

Mancano i verbali dell’8 e del 9 marzo, quelli in cui si decise il lockdown di tutta l’Italia, nonostante il Cts avesse messo nero su bianco il suo parere e cioè di effettuare chiusure parziali e differenziate. Dunque di adottare due livelli di misure di contenimento differenti. Uno, più rigoroso, nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, nello specifico in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti; l’altro più ‘leggero’ sul territorio nazionale, dove il numero dei contagi non richiedeva tale estremismo. 

Come mai il presidente Conte abbia deciso di estendere la stessa drastica misura su tutto il territorio nazionale ‘non è dato sapere’. Di fatto questo è stato senza nessuna spiegazione che risulti nel materiale prodotto dal Comitato tecnico scientifico. 

Ovviamente nulla vieta che il Governo possa prendere provvedimenti distaccandosi dalle proposte del comitato, ma sarebbe quanto meno doveroso, considerando la portata delle conseguenze delle decisioni, almeno spiegare il perchè. 

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