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La Germania minaccia la Bce e blocca gli aiuti all’Italia con una sentenza: l’Ue è affare loro

La Germania ha deciso di porre fine all’Unione Europea. Non è grave, soprattutto per chi da anni sta cercando di far capire che l’Italia deve andarsene e anche alla svelta, esattamente come ha fatto la Gran Bretagna. Qual è in ordine di tempo l’ultimo atto vandalico tedesco all’Europa e all’Italia? La Corte Costituzionale tedesca ha dato il suo ultimatum alla Bce, respingendo i ricorsi presentati contro il Qe. E nel farlo – come spiega l’HuffingtonPost – pone “robusti paletti tedeschi intorno ai margini di azione della Banca centrale europea, seminando incertezza in tempi già molto incerti per via della incombente crisi economica da coronavirus. Tanto che da Bruxelles la reazione della Commissione europea è di profonda irritazione”. Difficile non vedere come questa sentenza sia di fatto incompatibile con il mantenimento nel medio periodo (oltre il 2020) del programma PEPP. Siamo dunque a un punto di non ritorno.

Il ‘Quantitative easing’, il programma di acquisto di titoli sovrani lanciato dalla Bce governata da Mario Draghi nel 2015 per far fronte alla crisi finanziaria, dunque, per i tedeschi non è propriamente illegale, non è bocciato, ma l’istituto di Francoforte ha tre mesi di tempo per giustificarsi e spiegare che sia ancora proporzionato alla situazione. Che gentili questi tedeschi. Ma ben gli sta a tutti gli eurolirici, e a quelli che ancora non hanno capito che l’Italia con l’Ue non ha nulla a che fare. L’Europa è la Germania. “La Commissione rispetta l’indipendenza della Bce, e studieremo la sentenza in dettaglio”, dice un portavoce della Commissione Ue. Il riferimento è alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo che nel 2017 ha definito ammissibile il Qe rispondendo proprio ad una richiesta di parere da parte della Corte costituzionale tedesca.

Spiega l’HuffingtonPost: “Per i giudici tedeschi la Bce ora ha tre mesi di tempo per dimostrare che ‘gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal programma di acquisto di titoli pubblici non sono sproporzionati rispetto agli effetti di politica fiscale ed economica derivanti dal programma’, come scrivono i giudici di Karlsruhe. I quali non chiedono alla Bundesbank di uscire dal programma, cosa che sarebbe successa se avessero accolto i ricorsi, ma condizionano la partecipazione futura della banca centrale tedesca, azionista di maggioranza del Qe, alle spiegazioni che la stessa Bce è tenuta a fornire entro tre mesi”.

Non solo. “La sentenza di oggi non è una bocciatura del Qe ma ci va molto vicino, laddove i giudici dell’Alta Corte tedesca scrivono che i programmi di acquisti di bond contrastano le competenze della stessa Bce. È la prima volta che la Corte Costituzionale tedesca afferma che le misure prese da un organo europeo ‘non sono coperte dalle competenze europee’ e per questo ‘non potrebbero avere validità in Germania’. Oltre alla richiesta alla Bce di giustificare le sue scelte, i giudici chiedono anche al ‘governo tedesco’ e al ‘Bundestag, sulla base della loro responsabilità di integrazione, di attivarsi nei confronti del Public sector purchase programme lanciato cinque anni fa da Draghi”.

Di fatto, la sentenza è un’ipoteca sulla partecipazione della Bundesbank ai programmi futuri, un vero problema visto che si tratta della Banca centrale della Germania. Se si considerano le reticenze tedesche alla condivisione dei rischi della pandemia con i paesi più indebitati del sud Europa, si capisce che la sentenza può dar fiato a quanti in Germania non condividono il lavoro di mediazione europeo che Angela Merkel sta portando avanti a fatica per trovare risposte comunitarie alla crisi. O magari vorrebbero condizionarlo.

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