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Covid, operatori sanitari costretti al silenzio. La verità emersa dal rapporto Amnesty

Un clima di paura e ritorsioni sul posto di lavoro, che ha visto molte operatrici e operatori italiani impiegati nelle strutture per anziani vittime di licenziamenti ingiusti e ritorsioni soltanto per aver denunciato, nel corso degli ultimi mesi, le precarie condizioni con le quali erano costretti a fare i conti. Una denuncia pesantissima, quella che arriva da Amnesty International, che tra febbraio e agosto 2021 ha svolto una ricerca intervistando professionisti, tirocinanti, avvocati e sindacalisti. Con risultati allarmanti.

"Ritorsioni e minacce di licenziamento": la denuncia degli operatori delle Rsa

I dati raccolti da Amnesty, infatti, hanno tratteggiato un settore ad alta presenza femminile (circa l’85% dei lavoratori) e dove, però, le pressioni sono costanti a causa di mancanza di personale, stipendi bassi e condizioni di lavoro pericolose. Il tutto, nel contesto di una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo. E che ha visto gli operatori spesso costretti a fare a meno persino dei dispositivi di protezione individuale necessari a evitare un possibile contagio.

"Ritorsioni e minacce di licenziamento": la denuncia degli operatori delle Rsa

Tutto questo, però, senza poterlo dire, pena “procedimenti disciplinari iniqui” e “pesanti ritorsioni”. “Operatrici e operatori sanitari e sociosanitari delle strutture residenziali sono stati in prima linea nella lotta contro la pandemia da Covid-19 e sono stati elogiati dal governo italiano per il duro lavoro svolto in condizioni terribili. Tuttavia, queste stesse persone sono state ridotte al silenzio dai loro datori di lavoro quando hanno cercato di esprimere preoccupazione sul trattamento degli ospiti anziani e sulla propria sicurezza” ha spiegato Marco Perolini, ricercatore di Amnesty International sull’Europa occidentale.

Un terzo delle persone intervistate da Amnesty International durante la ricerca ha denunciato un clima di terrore e minacce. Gli avvocati hanno riferito oltre dieci casi di procedimenti disciplinari e di licenziamenti, riguardanti anche rappresentanti sindacali che avevano denunciato la mancanza di adeguate misure sanitarie e di sicurezza in varie strutture residenziali sia pubbliche che private. Nel dicembre 2020, Amnesty International aveva evidenziato il fallimento delle autorità italiane nell’implementare politiche adeguate a proteggere le persone anziane nelle strutture residenziali.

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