
Vi è mai capitato al casello autostradale? Siete in coda, vi mettete nella corsia sbagliata — quella del telepedaggio, senza avere il dispositivo — oppure il sistema non legge correttamente il vostro Telepass e la sbarra non si alza. L’istinto è immediato: retromarcia, cambio di corsia, problema risolto in cinque secondi.
Quei cinque secondi potrebbero costarvi fino a 1.731 euro di multa e 10 punti decurtati dalla patente. Con il concreto rischio di ritrovarvi senza patente se non avete abbastanza punti residui.
Non è un’interpretazione creativa della legge. È scritto nero su bianco nel Codice della Strada, confermato dalla Corte di Cassazione, e quasi nessun automobilista italiano lo sa davvero.
Cosa dice il Codice della Strada
Il riferimento normativo è l’articolo 176 del Codice della Strada, che disciplina i comportamenti vietati sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali. Il comma 1, lettera b, è esplicito: è vietato “effettuare la retromarcia, anche sulle corsie per la sosta di emergenza, fatta eccezione per le manovre necessarie nelle aree di servizio o di parcheggio”.
Fin qui, niente di sorprendente. Il divieto di retromarcia in autostrada è noto. La parte che quasi nessuno conosce è questa: secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza italiana, confermato dalla Cassazione, le aree dei caselli autostradali sono considerate parte integrante dell’autostrada. Non un’area a parte, non una zona di transizione: autostrada a tutti gli effetti.
Questo significa che il divieto si applica pienamente anche in prossimità delle barriere di pagamento. Non importa se si tratta di pochi metri. Non importa se la manovra è lenta e cauta. Non importa se ci sono altri automobilisti che vi fanno cenno di muovervi. La retromarcia al casello è vietata in modo assoluto.
Le uniche deroghe riconosciute riguardano i veicoli di emergenza — polizia, ambulanze, vigili del fuoco — che operano in servizio con i dispositivi luminosi attivi. Per tutti gli altri: zero eccezioni.
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Le sanzioni: quanto si rischia davvero
Le conseguenze per chi viola questa norma sono tutt’altro che simboliche. La sanzione amministrativa varia da un minimo di 430 euro a un massimo di 1.731 euro. Se l’infrazione viene commessa nelle ore notturne — tra le 22:00 e le 7:00 — la multa aumenta di un terzo.
Ma la parte più pesante non è economica: la decurtazione è di 10 punti dalla patente. In un colpo solo, con una manovra di pochi secondi. Per chi parte da 20 punti — il saldo iniziale per i neopatentati è più basso — significa immediata sospensione della patente. Per chi nel corso degli anni ha già accumulato qualche decurtazione, il rischio di ritrovarsi sotto soglia è concreto.
A questo si aggiunge, nei casi in cui il saldo punti sia particolarmente basso, la possibilità di una sospensione della patente anche per chi tecnicamente non è ancora a zero.
Come comportarsi correttamente
La procedura giusta è semplice, ma richiede di vincere l’impulso di “fare in fretta”. Se vi trovate bloccati al casello — per qualsiasi motivo — la regola è una sola: fermarsi e usare la colonnina di assistenza.
Ogni varco autostradale è dotato di una colonnina con un pulsante, generalmente rosso, che mette direttamente in contatto con un operatore del gestore autostradale. Premete il pulsante, spiegate la situazione, e l’addetto può intervenire da remoto per autorizzare il passaggio o fornire indicazioni precise su come procedere. È una procedura semplice, gratuita, sicura e — soprattutto — perfettamente conforme alla legge.
Il tempo che impiega? Di solito meno di quello che ci vorreste per fare la retromarcia, spostare l’auto e rimettervi in coda in un’altra corsia. E senza il rischio di pagare quasi 2.000 euro per il privilegio.
Perché quasi nessuno lo sa
C’è una domanda legittima che vale la pena farsi: se questa norma esiste, è confermata dalla Cassazione ed è potenzialmente devastante per il portafoglio di un automobilista, perché quasi nessuno ne è a conoscenza?
La risposta è che il Codice della Strada italiano è un documento di quasi 700 articoli, spesso scritti con un linguaggio tecnico e non sempre comunicati ai cittadini in modo efficace. Le campagne di sensibilizzazione tendono a concentrarsi su alcol al volante, cinture di sicurezza, uso del cellulare — tutte norme fondamentali, per carità — ma le sanzioni meno “drammatiche” nel senso visivo rimangono nell’ombra.
Il risultato è che ogni giorno, ai caselli autostradali di tutta Italia, si consumano manovre di retromarcia che tecnicamente configurano un’infrazione punibile con una multa da quasi 2.000 euro. Nella maggior parte dei casi nessuno interviene — le telecamere ai caselli non sono sempre attive per rilevare questa specifica infrazione, e la polizia stradale non è sempre presente.
