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“Possibile legame tra i vaccini e una nuova malattia neurodegenerativa”: i risultati choc dello studio francese

Pubblicato il 13/06/2022 12:55

Mentre, nel silenzio della stampa, il governo italiano si prepara già a una nuova campagna di somministrazione dei vaccini anti-Covid, con i virologi che hanno già iniziato a parlare di settembre come della prossima finestra utile per tornare alle inoculazioni, nel resto del mondo continuano studi e ricerche per capire la reale efficacia di questi farmaci e, soprattutto, la pericolosità per il corpo dei pazienti. Un recente approfondimento realizzato dal professor Jean Claude Perez dell’università di Bordeaux e dalla neurologa Claire Moret-Chalmin, in collaborazione con lo scomparso premio Nobel Luc Montagnier, ha infatti suggerito un possibile collegamento tra i vaccini e una nuova forma della malattia di i Creutzfeldt-Jakob.

La malattia di Creutzfeldt-Jakob o MCJ è una grave è una grave e raraa malattia neurodegenerativa che conduce a una forma di demenza progressiva fatale. Tra le sue tante forme registrate negli anni, c’è anche quella associata alla cosiddetta “malattia della mucca pazza” che anni fa aveva allarmato gli scienziati. Secondo lo studio francese, che potete consultare integralmente a questo link, proprio la vaccinazione di massa della popolazione potrebbe aver favorito la diffusione di un nuovo tipo di MCJ più aggressivo della forma tradizionale e più rapido.

A provocare questa patologia è una proteina anormale nel cervello chiamata prione, solitamente innocua ma che se si ammala influenza anche le proteine vicino, portando al deterioramento del tessuto cerebrale e alla morte. Nello studio si evidenzia come “sebbene la variante Omicron di COVID-19 non porti una regione prionica nella sua proteina spike, la prima variante COVID-19 di Wuhan ha una regione prionica sulla sua proteina spike. Uno studio statunitense indica che l’area prionica è in grado di interagire con le cellule umane. Pertanto, quando le informazioni sul gene della proteina spike della variante di Wuhan sono state trasformate in un vaccino come parte dei vaccini a DNA di mRNA e adenovirus, anche la regione dei prioni è stata incorporata”.

“Una volta che l’mRNA è incorporato nelle cellule – spiega la ricerca – la cellula trasformerà le istruzioni dell’mRNA in una proteina spike COVID-19, ingannando le cellule e facendo loro credere di essere state infettatae, in modo da creare una memoria immunologica contro un componente del virus. Sebbene le principali organizzazioni sanitarie affermino che il materiale genetico dei vaccini non sia incorporato nel DNA umano, gli studi sull’mRNA condotti sulle cellule umane nei laboratori hanno scoperto che l’mRNA può essere trasformato in DNA e quindi incorporato nel genoma umano. Sfortunatamente, il processo biologico di traduzione delle informazioni sull’mRNA in proteine non è perfetto e immune da errori e può verificarsi un misfolding proteico”.

Lo studio francese, che si basa anche su dati provenienti dagli Stati Uniti, sostiene che una proteina spike mal ripiegata potrebbe a sua volta creare una regione prionica mal ripiegata che potrebbe essere in grado di interagire con prioni sani per causare danni, portando alla malattia MCJ. Secondo gli autori, dopo l’avvio delle vaccinazioni di massa sono stati riscontrati casi di insorgenza molto più rapida della malattia rispetto al passato: 26 in Europa e negli Stati Uniti, con il decesso che si è verificato mediamente 4,76 mesi dopo la somministrazione del vaccino.

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