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Attentato di Modena, chi è Salim El Koudri: cosa scriveva sull’Italia

Pubblicato il 17/05/2026 11:09

Modena attentato chi è davvero Salim El Koudri e cosa scriveva su Meta

Dietro il nome di Salim El Koudri, il 31enne arrestato dopo il violentissimo attacco nel centro di Modena, gli investigatori stanno cercando di ricostruire un profilo che appare sempre più complesso e inquietante.

Laureato in Economia, senza un lavoro stabile, con un passato di cure psichiatriche e praticamente scomparso dai social, l’uomo è ora accusato di strage e lesioni aggravate dopo aver investito diversi passanti in via Emilia Centro e aver poi aggredito con un coltello chi tentava di fermarlo.

L’episodio ha lasciato la città sotto shock. Otto persone sono rimaste ferite, quattro in modo gravissimo. Due donne hanno subito l’amputazione delle gambe dopo essere state travolte dalla Citroën C3 lanciata ad alta velocità nel centro storico.

Chi è Salim El Koudri

Salim El Koudri ha 31 anni, è nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini ed è cresciuto in Emilia-Romagna. Viveva a Ravarino, nel modenese, insieme alla famiglia. Non aveva precedenti penali ed era considerato fino a poche ore fa una persona praticamente sconosciuta alle cronache.

Secondo quanto emerso dalle indagini, aveva conseguito una laurea in Economia e si era iscritto anche a un corso magistrale di International Management all’Università di Modena, interrompendo però il percorso nel 2022.

Negli ultimi anni la sua situazione personale sarebbe peggiorata progressivamente. Tra il 2022 e il 2024 il 31enne sarebbe stato seguito da una struttura di salute mentale di Castelfranco Emilia per un quadro compatibile con un disturbo schizoide della personalità, caratterizzato da forte isolamento sociale, difficoltà relazionali e chiusura emotiva.

I profili social chiusi da Meta prima dell’attacco

Uno degli elementi che sta attirando maggiormente l’attenzione riguarda i suoi profili social. Cercando oggi il nome di Salim El Koudri su Facebook o Instagram, compaiono soltanto account vuoti o privi di contenuti visibili. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Meta avrebbe oscurato i suoi profili già prima dell’attacco di Modena.

Una circostanza considerata molto rilevante dagli investigatori. La società americana interviene infatti in casi di violazioni delle policy, contenuti problematici o comportamenti ritenuti incompatibili con le regole della piattaforma.

Gli inquirenti starebbero ora valutando la possibilità di chiedere formalmente a Meta dati, conversazioni e materiale pubblicato dal 31enne per comprendere cosa scrivesse online, con chi interagisse e se esistessero segnali di radicalizzazione o messaggi violenti rimasti finora nascosti.

Al momento non risultano però segnalazioni preventive inviate alle strutture italiane di cybersicurezza, come avviene nei casi più gravi legati all’estremismo.

L’ipotesi del “lupo solitario”

Secondo alcune indiscrezioni investigative, agli inquirenti avrebbe raccontato di sentirsi emarginato e bullizzato, arrivando a dire di vivere “in un Paese di razzisti”. Una frase che ora viene analizzata per capire il suo stato mentale e il possibile contesto psicologico maturato negli ultimi mesi.

La dinamica dell’attacco ha immediatamente fatto scattare l’attenzione dell’antiterrorismo. L’uso di un’auto lanciata contro i pedoni richiama infatti diversi attentati avvenuti negli ultimi anni in Europa, da Nizza a Berlino, passando per Barcellona e Londra.

Nonostante questo, nella casa di El Koudri non sarebbero stati trovati elementi concreti riconducibili a organizzazioni jihadiste o a cellule terroristiche strutturate. Per questo motivo, almeno al momento, la Procura non contesta reati legati al terrorismo.

Gli investigatori stanno però valutando il profilo del cosiddetto “lupo solitario”: individui isolati socialmente, fragili psicologicamente e spesso esposti a processi di auto-radicalizzazione online senza appartenere formalmente a gruppi organizzati.

Il caso viene seguito anche dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), mentre Digos e Procura stanno analizzando il telefono cellulare, il computer e i movimenti economici del 31enne.

L’attacco in pieno centro a Modena

Tutto è accaduto nel pomeriggio di sabato 16 maggio, intorno alle 16:30. Secondo la ricostruzione degli investigatori, El Koudri avrebbe imboccato via Emilia Centro accelerando improvvisamente contro pedoni e ciclisti presenti nella zona.

Dopo aver travolto diverse persone, l’auto si è schiantata contro la vetrina di un negozio. Il 31enne sarebbe quindi uscito dal veicolo armato di coltello, ferendo un passante che tentava di bloccarlo.

A fermarlo definitivamente sono stati alcuni cittadini intervenuti prima dell’arrivo della polizia, tra cui anche due uomini di origine egiziana. Arrestato poco dopo, El Koudri è risultato negativo ai test per alcol e droga.

Le reazioni politiche e il clima sui social

L’attacco ha immediatamente incendiato il dibattito politico. Giorgia Meloni ha definito l’episodio “gravissimo”, esprimendo vicinanza ai feriti e ringraziando i cittadini che hanno fermato l’aggressore.

Anche Roberto Vannacci ha commentato in modo durissimo l’accaduto:

“QUANTE MODENA DOVRANNO RIPETERSI PER CAPIRE CHE CI VUOLE LA REMIGRAZIONE
Quello che è accaduto a Modena non può essere derubricato a episodio di cronaca.
Chi non rispetta le nostre leggi deve essere espulso e culture incompatibili con la nostra non possono restare.
REMIGRAZIONE”.

Matteo Salvini ha parlato apertamente di “fallimento dell’integrazione”, collegando il caso al tema delle seconde generazioni e della sicurezza urbana. Dall’altra parte, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti ha invitato a evitare strumentalizzazioni immediate, ricordando il coraggio delle persone intervenute per bloccare El Koudri.

Sui social, intanto, migliaia di utenti stanno commentando il caso tra rabbia, paura e richieste di misure più severe. Molti si interrogano soprattutto su un punto: se davvero i profili del 31enne erano stati chiusi da Meta già da tempo, cosa c’era pubblicato online che aveva portato la piattaforma a intervenire?

Una domanda che potrebbe diventare centrale nelle prossime fasi dell’inchiesta.