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Piano pandemico, Speranza sapeva del dossier ritirato: le prove che inchiodano il ministro

Si stanno muovendo tutti, nel governo Draghi, per salvare Roberto Speranza, il ministro della Salute sempre più indifendibile, ora dopo ora, eppure deciso a non rassegnare le proprie dimissioni. Un attaccamento alla poltrona feroce, ben superiore all’interesse mostrato per le sorti degli italiani, nel frattempo ancora chiusi in casa in attesa della grazia di qualche riapertura che permetta di provare ad arrivare a fine mese. Nonostante uno scandalo, quello legato al rapporto Oms sul piano pandemico italiano “contraffatto” per nascondere i ritardi del nostro Paese, che stando alle ultime rivelazioni chiama in causa direttamente Speranza, contro il quale il senatore Gianluigi Paragone, fondatore del partito Italexit, ha presentato una mozione di fiducia che però non sarà appoggiata da nessuna forza politica al governo, compresa la Lega.

Ricapitolando: il 13 maggio 2020 viene pubblicato un dossier Oms nel quale si evidenzia come il piano pandemico italiano fosse addirittura fermo al 2006, mai aggiornato, ovviamente inaffidabile. Un documento che resta online per qualche ora, poi sparisce e viene sostituito da una versione “contraffatta”, in cui si dice che il piano sia in realtà datato 2016. Erano i giorni in cui il nostro Paese tentava di farsi bello agli occhi del mondo come “modello da imitiare nella gestione dell’emergenza”. E un file del genere avrebbe imbarazzato non poco il governo Conte e sopratutto il ministro Speranza. Da qui la decisione di farlo sparire per ordine, come emerso successivamente, del potentissimo Ranieri Guerra, un piede nell’Oms e uno nel ministero della Salute.

Pressioni immediate per far sparire tutto. Con tanto di passo indietro obbligato per Francesco Zambon, funzionario dell’Oms che si era limitato a fare il suo lavoro pubblicando il dossier e che è stato costretto ad allontanarsi dall’Organizzazione. Speranza si è detto estraneo alla vicenda. Ma il Giornale ha pubblicato estratti di una lettera che il capo di Oms Europa Hans Kluge aveva scritto proprio a Zambon il 5 maggio, nella quale si parla di un incontro con il ministro della Salute italiano “molto deluso” dal report che inchiodava l’Italia alle sue responsabilità. Del quale, quindi, era a conoscenza. Un faccia a faccia durante il quale si era affrontato anche il tema del ricercatore Zambon e del suo gruppo di lavoro.

Una versione ben diversa da quella di Speranza, che davanti alle telecamere del programma In Mezz’Ora aveva parlato di “email di Ranieri Guerra con cui ci informava che il report era stato pubblicato e che avevano portato a un legittimo dibattito all’interno dell’Oms tra chi voleva pubblicarlo e chi no. Ma erano tutte scelte interne all’Organizzazione”. Perché allora Kluge aveva parlato col ministro di Zambon e del suo destino? Lo stesso Speranza, poi, ha d’altronde chiarito la realtà dei fatti con un clamorosa gaffe: “Quando è arrivato il Covid eravamo di fronte a una novità e non c’era il manuale di istruzioni”. In realtà, in un Paese normale, si sarebbe seguito un piano pandemico. Il nostro, però, di fatto non esisteva, tanto era arretrato. Tutti, però, si sono affrettati a nascondere la verità.

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