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Vaccini, cade anche l’ultima bugia. Ospedalizzazioni e malattie gravi: “Era tutto falso”. Lo studio che lo dimostra

Pubblicato il 03/12/2023 17:31 - Aggiornato il 03/12/2023 17:32

Il pericolo, assai amplificato, della emergenza sanitaria – vera o presunta – da Covid-19 sarebbe in teoria alle spalle, e ne ha decretato ufficialmente il termine la stessa Organizzazione mondiale della sanità lo scorso 5 maggio. Il flop clamoroso e totale della “quarta dose” e la levata di scudi contro lo spot Pfizer con Michele Placido certificano che il terrore mediatico e i proclami apodittici, e pure un po’ apocalittici, non fanno più presa nemmeno con i  vaccini “aggiornati”: è stato scoperchiato il proverbiale Vaso di Pandora e notizie come quelle che stiamo per darvi, oltre a indignare, forniscono un ulteriore e speriamo esiziale colpo alla intera narrativa intorno al fantomatico virus e ai vaccini salvifici. Anzitutto, le malattie gravi e le ospedalizzazioni sono risultate maggiori nei soggetti inoculati. “L’immunità naturale offre una protezione più forte e più duratura contro infezioni, sintomi e ospedalizzazione rispetto all’immunità indotta dal vaccino”: dunque, malattie ricoveri e malattie sono risultati maggiori nei soggetti inoculati, addirittura al 195% in più, durante il periodo dominato dalla variante Delta.(Continua a leggere dopo la foto)
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L’ultimo tabù

Lo ha dimostrato uno studio realizzato dal Dipartimento di medicina dell’Università di Tartu sulla popolazione estone e che ha preso in studio 246.113 persone, pubblicato sulla prestigiosissima rivista scientifica Nature. Il Dipartimento di medicina ha prodotto la ricerca da cui si evince che l’immunità naturale offre una protezione più forte e più duratura contro infezioni, sintomi e ospedalizzazione rispetto all’immunità indotta dal vaccino. Il documento estone, che fa cadere l’ultimo tabù, porta le firme dei dottori Anneli Uusküla, Heti Pisarev, AnnaTisler, Tatjana Meister, Kadri Suija, Kristi Huik, AareAbroi, Ruth Kalda, Raivo Kolde e Krista Fischer. Urge una riflessione: assieme a “Whatever it takes“, c’è un’altra citazione di Mario Draghi che è rimasta impressa: “Non ti vaccini, contagi, ti ammali e muori”. Ebbene, non solo non era né vero né supportato scientificamente, era parte di una strategia giocata sulle nostre vite. (Continua a leggere dopo la foto)
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“I vaccini, coprono solo 3 mesi”

Ma ci è stato mentito pure sulla efficacia della copertura vaccinale. Veniamo, quindi, alla seconda notizia. La copertura dei vaccini Covid è di soli tre mesi. Proprio così, ed è quel che emerge da un altro studio, questa volta dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione delle malattie), condotto sulla popolazione degli ultracinquantenni di sei Paesi europei: Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Spagna, Norvegia, e Portogallo. È emerso, dunque, l’efficacia iniziale della terza dose rispetto al rischio di ospedalizzazione è stata di circa il 50%. Dopo 12 settimane, però, l’effetto è diminuito diventando quasi nullo dopo 24, con stime tra il 13 e il 17% di efficacia. La protezione, dunque, è molto bassa. Con la quarta dose, invece, la protezione subito dopo la somministrazione sale tra il 76 e il 79% conto il rischio di ricovero e 76-85% contro quello di morte. Dopo 12 settimane, ovvero tre mesi, scende però tra il 33 e il 49% contro il ricovero e tra il 50 e il 63% contro la morte. L’efficacia della quinta dose è stata invece testata solo tra gli over 80 in Portogallo e Belgio, Paesi in cui erano state somministrate le quarte dosi di richiamo già nella primavera del 2022. In questo caso, la barriera protettiva del vaccino rispetto al pericolo di morte arrivati alla quinta dose è stata inizialmente del 64% ma tra le 12 e le 24 settimane è andata rapidamente calando fino a scendere ad un quasi insignificante 3%. Anche Silvio Garattini, padre fondatore dell’istituto Mario Negri, si è espresso in merito: “L’ultimo vaccino della Pfizer è in sostanza simile a quelli che lo hanno preceduto e non è in armonia con le varianti ora dominanti. Anche se la stessa Pfizer si è fatta ben remunerare questo aggiornamento condotto in poco tempo, portando il prezzo della dose da 14 a 20 euro”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Il flop del richiamo autunnale

Inoltre, “la durata della protezione limitata a 12-24 settimane – aggiunge Giuseppe Remuzzi, direttore dello stesso istituto di ricerca farmaceutica Mario Negri – è dovuta al fatto che in questo arco di tempo l’Rna sul quale si basano i vaccini si degrada inesorabilmente”. Dunque, che senso ha continuare a vaccinarsi, anche con le dosi di richiamo, per ridurre il rischio di malattia grave e morte? A questo punto la legittima domanda non può più essere bollata di “Novaxismo”, secondo il recente neologismo coniato da Matteo Bassetti in persona. Lo studio è stato intrapreso nell’ambito del progetto Vaccine Effectiveness Burden and Impact Studies (VEBIS). È stata costruita una coorte retrospettiva a partire dalle cartelle cliniche elettroniche (EHR) collegate in ciascun paese.
Il flop dei richiami vaccinali, dicevamo: al 30 novembre è stata superata la soglia del milione di somministrazioni, ma sui ben 20 milioni che si sarebbero dovute fare. Nell’ultima settimana, apprendiamo da Il Giornale d’Italia, le vaccinazioni invece di accelerare sono ancora calate da 191 mila a 167 mila.

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