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Il primario pro vax che demolisce il governo: “Perché sul vaccino stanno sbagliando tutto”

Pubblicato il 07/12/2021 08:30 - Aggiornato il 07/12/2022 18:27

Nino Mazzone è uno dei tantissimi medici italiani contagiati durante la seconda ondata di Covid-19 (nel novembre 2020). È convintamente a favore del vaccino, ma anche fermo nel dire che i guariti potrebbero non avere bisogno di vaccinarsi a breve termine per proteggersi da un virus che hanno già conosciuto. E oggi all’Adnkronos torna a denunciare “l’obnubilamento delle menti, la visione cieca e ostinata” che porta il Cts (Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid) e le autorità sanitarie a sostenere l’inutilità del test degli anticorpi anti Sars-CoV-2. “Se da studente avessi sostenuto che una persona che ha gli anticorpi contro un’infezione rischia di ammalarsi come un’altra che non li ha, se avessi detto che averli o non averli è la stessa cosa, mi avrebbero bocciato”, attacca sottolineando un’ovvietà scientifica che però non viene tenuta in considerazione dai nostri “esperti” al comando. (Continua a leggere dopo la foto)

“Da un anno – ricorda Mazzone, direttore del Dipartimento di Area medica, Cronicità e Continuità assistenziale dell’Asst Ovest Milanese – sosteniamo che i pazienti guariti da Covid sviluppano un’immunità drammaticamente diversa dai vaccinati, una protezione robusta, duratura e di alto livello. Da un anno ci battiamo perché venga eseguito il dosaggio degli anticorpi prima di decidere se somministrare o meno il vaccino ai guariti. Ma siamo stati derisi e insultati, nonostante lo studio che abbiamo pubblicato su ‘Jama Internal Medicine’ a fine maggio e che dimostra come, a distanza di un anno, i tassi di reinfezione nei guariti siano inferiori all’1%. Dati confermati da altri gruppi anche su ‘The Lancet’ e soprattutto dai fatti: ad oggi, di gente che si è riammalata di Covid dopo essere guarita, nelle rianimazioni non c’è traccia”, assicura Mazzone. (Continua a leggere dopo la foto)

“Da un anno – incalza il primario – sosteniamo quello che in questi giorni ha detto pure Robert Redfield, fino a pochi mesi fa a capo dei Cdc americani: il test degli anticorpi va fatto”, anzi di più. Va reso “obbligatorio con scadenze a 3 o 6 mesi”, ha affermato Redfield. Mazzone rilancia il suo appello: “Le politiche vaccinali vanno mirate sulla base dei dati che emergono, per evitare il rischio di sovratrattamento e di potenziali effetti collaterali da vaccino che – avverte – in chi ha già gli anticorpi compaiono più spesso”. (Continua a leggere dopo la foto)

Mentre in Italia avanza la campagna sulle terze dosi di vaccino anti-Covid e c’è chi di dose ne prospetta anche una quarta, e poi altre ancora, il medico siciliano chiede al Cts di abbandonare “una metodologia clinica non rispettosa dei principi della medicina basata sull’evidenza. Primum non nocere”, invoca Mazzone. “È giusto dare la terza dose a tutti senza sapere gli effetti delle prime due, soprattutto negli immunodepressi?”, domanda. “È questa una medicina buona, una medicina basata sulle evidenze, quella sulla quale ogni sera in Tv fanno battaglie illustri professori e consulenti?”, chiede ancora. “Inutile sgolarsi se poi si ignorano i dati”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Due sono le cose”, ragiona ancora Mazzone: “O le autorità competenti hanno autorizzato dei test sullo studio dell’immunità non affidabili, oppure i risultati degli anticorpi devono essere validati e questi test resi fondamentali per decidere le strategie vaccinali presenti e future. Ci vuole chiarezza nel confrontare i dati tra immunità naturale”, quella che viene attivata quando le nostre difese naturali incontrano un patogeno, lo combattono e lo vincono, “e immunità acquisita” conferita dal vaccino. “Questo è un elemento fondamentale per poter decidere una strategia che dovrà essere mondiale”, ammonisce.

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