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Lo studio che smentisce il governo: “Il coprifuoco non serve”

Dovremo convivere ancora a lungo, purtroppo, con il coprifuoco, orario di rientro a casa forzato che al governo Draghi pare particolarmente caro, almeno quanto al precedente Conte bis. Una misura difesa strenuamente dal premier e dal ministro della Salute Roberto Speranza e che contestata da ristoratori e commercianti che chiedono, con l’arrivo del bel tempo, di poter tornare a guadagnarsi da vivere. E invece toccherà ancora rinchiuderci in casa allo scattare delle 22, con l’idea di una cena fuori che si fa, ovviamente molto meno allettante per i potenziali clienti. Il tutto nonostante il parere di diversi esperti, che hanno messo in discussione la bontà della misura.

Lo studio che smentisce il governo: "Il coprifuoco non serve"

Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, per il Comitato tecnico-scientifico sarebbe opportuno privilegiare “una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento”. Con l’immunologo Sergio Abrignani a specificare che “dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare”. Un’idea che però non è affatto condivisa da tutti. Come Antonella Viola, ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova e che si è detta, invece, assolutamente favorevole a uno slittamento in avanti dell’orario del coprifuoco.

Attraverso Facebook, l’immunologa ha infatti spiegato: “La chiusura alle 22, a fronte di un beneficio del tutto discutibile per i contagi, crea un danno enorme ai ristoratori. Chi sta pensando o si è organizzato con strutture all’aperto ha bisogno di fare due turni. Inoltre i ragazzi per eludere il problema dormiranno tutti insieme, con feste illegali notturne e questo è molto peggio”. Inoltre si permetterebbe “ai ristoratori di affrontare con maggiore fiducia la ripartenza. Così come aiuterebbe il mondo dello spettacolo, duramente colpito dalle restrizioni. E non cambierebbe invece nulla dal punto di vista dei contagi, a patto che continuino i controlli. Sono piccoli passi che vanno incontro alle esigenze di tante persone e che farebbero la differenza”.

Una tesi non nuova, in realtà, al mondo della scienza. La specialista di malattie infettive Helen Boucher aveva infatti spiegato a sua volta, attraverso le pagine del New York Times: “Se vediamo benefici dopo un mese sarà per merito del coprifuoco o di tutte queste misure insieme?” con riferimento alle altre restrizioni che solitamente vengono imposte ai cittadini di pari passo con il rientro obbligatorio entro un certo orario. Della stessa idea, come riportato da Il Giornale, anche il professor Ira Longini, esperto di biostatistica ed epidemiologia delle malattie infettive presso l’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida, che ha spiegato come le prove sull’efficacia del coprifuoco siano tutto tranne che evidenti.

Dati contraddittori anche quelli pubblicati dalla rivista scientifica Science, che ha preso in esame i dati della provincia di Wuhan a inizio epidemia: secondo gli studiosi il coprifuoco e il lockdown avrebbero ridotto la trasmissione all’interno della comunità, portando però allo stesso tempo a un aumento del rischio di contagio nelle famiglie. Uno studio recente condotto in Francia, pubblicato sulla rivista Eurosurveillance, ha infine sottolineato come il rientro a casa obbligatorio abbia contribuito, insieme alle altre misure, a ridurre l’indice di riproduzione dei ceppi normali di Covid, ma non è riuscito a fermare la circolazione della variante inglese, che si è invece diffusa in modo clamoroso.

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