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Facce da PD! Enrico Letta: “Dalla Ue grande reazione all’emergenza”

Gli eurolirici sono inguaribili. Anche di fronte all’evidenza non riescono a rassegnarsi. O, in alcuni casi, non possono rassegnarsi. Dopo le sviolinate di Prodi, D’Alema e compagnia cantante all’Ue, a distanza di poche ore dalle sentenza incredibile della corte costituzionale tedesca, torna Enrico Letta a ricordarci quanto sia bella e buona l’Europa e soprattutto – udite udite – quanto è stata tempestiva nell’affrontare l’emergenza del coronavirus. L’ex premier ha rilasciato una lunghissima intervista a TPI, rilasciando alcune dichiarazioni a dir poco bizzarre. Inizia così: “La visione dell’Europa come una comunità di destino che condivide un futuro comune si realizza appunto soprattutto attraverso l’interdipendenza”.

Continua Letta: “In questi mesi abbiamo fatto un allungo che non è stato raccontato come merita. In febbraio, nella stessa settimana della scoperta del presunto paziente 1 a Codogno, gli stati europei dopo ben 48 ore di negoziato non erano riusciti ad accordarsi sull’entità del nuovo budget europeo post-Brexit. Le percentuali della discordia erano nell’ordine degli “zero virgola”. Otto settimane dopo, il 23 aprile, il Consiglio europeo ha dato mandato alla Commissione di lavorare su un fondo europeo per la ripresa che sarà almeno il doppio del budget europeo. Entità mai neppure considerata in precedenza”. Postilla: la realtà è che siamo in alto mare e che di questi soldi nessuno, ancora, ha visto neppure l’ombra.

Ma Letta insiste: “Se pensiamo che nella precedente crisi ci vollero decine di Consigli europei e quattro anni per arrivare al fondo salva stati e al “whatever it takes” di Draghi, è evidente che l’Unione ha avuto una capacità di reazione e decisione stupefacente. Capacità che ora deve confermare e anzi rafforzare. Lo stesso vale, a parte l’inciampo iniziale, per la BCE, grazie alla quale siamo al riparo da attacchi speculativi che farebbero letteralmente venir giù tutto”.

Non poteva mancare una nota sul Mes: “Troppe falsità, troppa ipocrisia. Per ora si è deciso solo di dare la possibilità, a chi ne facesse richiesta, di utilizzare una nuova linea di credito per le spese sanitarie. Questo non ha niente a che vedere con il caso Grecia, la Troika e tutti gli errori della crisi precedente. Dannoso e inutile che si sia scatenato, peraltro solo in Italia, un dibattito così violento e poco oggettivo. Quando tutti i dettagli saranno chiari, si valuterà l’opportunità di utilizzarlo, meglio se con altri grandi Paesi. Di certo, se vogliamo un futuro da paese prospero e indipendente, il nostro posto è in Europa. Non possiamo continuamente metterlo in discussione. Farlo, a maggior ragione in un momento come questo, è ancor più irresponsabile”.

Infine, considerazioni varie: “Come dicevo, per la sua entità e per il tempo record in cui ci si è arrivati, il Recovery Fund può essere un enorme passo in avanti”. E ancora: “Il passaggio d’epoca che viviamo crea due categorie di attori: chi torna indietro e chi si muove in avanti. L’Europa oggi è in questo secondo gruppo”. E menomale… Conclusione col botto: “La forza dell’Italia nel promuovere i propri interessi in Europa e plasmare le decisioni comuni dipende dalla solidità e dalla credibilità delle alleanze che si riescono a formare. E le alleanze si costruiscono attraverso il dialogo e i rapporti umani tra le persone. Sbattere i pugni sul tavolo non solo è inutile, è dannoso perché non fa altro che isolare un paese. Saremo protagonisti se sapremo continuare ad avere la saggezza politica di coltivare alleanze strategiche, a partire da quelle con Francia e Spagna”.

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