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La consulenza Mckinsey al Mef è il volto liberista di Draghi

di Gianluigi Paragone.

Lo stato comatoso del dibattito politico e giornalistico italiano – quello che per numero di talk dicono non avere pari – è talmente profondo che l’esternalizzazione della grande occasione, dell’ultimo treno che passa, del gesto d’amore dell’Europa verso l’Italia (per usare le parole che ho ascoltato in aula in questi mesi), è passata quasi sotto silenzio.

Mi riferisco alla consulenza che il governatore dell’Italia Mario Draghi ha assegnato proprio sul Recovery Plan alla società di consulenza McKinsey, mangiandosi in un solo boccone tutte le strutture dirigenziali del Mef, le quali come al solito lavoreranno per conto terzi. Quando, citando Federico Caffé, definii Draghi un incappucciato della finanza provocando le ire dell’aula ho solo anticipato l’idea culturale e politica che Draghi incarnava e che sarebbe stata la bussola del suo agire. Il curriculum di questo signore cui le istituzioni hanno affidato carta bianca parla chiaro. Da sempre. Quindi l’affidamento a favore della società di consulenza americana nel Recovery non mi sorprende. E, a questo punto, non mi sorprende nemmeno più il silenzio di un Capo dello Stato distratto garante costituzionale di una repubblica parlamentare dove il parlamento non conta più un tubo!

Appaltare a McKinsey la roadmap del Recovery significa indirizzare i suoi binari finanziari verso le casse di multinazionali che non aspettano altro che quest’altro bocconcino per macinare profitti e affossare l’economia reale italiana. Quando vi dicono che abbiamo “tanti soldi da spendere” vi stanno imbrogliando con le parole. Pensateci: cosa significa aver tanti soldi da spendere? Significa davvero accrescere il nostro pil? Non automaticamente: se tu mi dai dei soldi, per lo più a prestito, ma io compro prodotti delle multinazionali ho arricchito le multinazionali. A loro i profitti, a noi i prestiti. L’economia cosiddetta “Green” è un sostanziale greenwashing cioè un ambientalismo di facciata che permetterà ai colossi di ingrossare i loro profitti.

Per questo l’incappucciato della finanza ha chiamato McKinsey: sarà lei ad aprire la strada alle società di consulenza al fine di “creare valore per gli azionisti” come da loro ragione sociale. E di farlo senza badare troppo a questioni morali. Ora però fermiamoci un secondo, facciamo un breve intervallo e poi ripartiamo da qui. In queste giornate Mario Draghi viene elogiato per due mosse: aver rimosso Domenico Arcuri e avere richiamato l’Europa a far rispettare gli accordi con le multinazionali del farmaco. “Ma che bravo Draghi”, “Avete visto che cosa ha fatto Draghi” e così via. Draghi non ha fatto nulla di speciale, ha fatto quello che tutti noi facciamo quando andiamo a fare la spesa: io compro, io pago, io ritiro. Se io compro, pago e poi ritira qualcun altro, faccio valere le mie ragioni. Draghi non ha fatto nulla di diverso: l’Europa – anche coi nostri soldi – ha stipulato un contratto di fornitura (sgangherato e asimmetrico, ma tant’è), lo ha fatto anche per l’Italia, quindi Big Pharma prima di vendere fuori dall’accordo ci deve dare “la spesa” che abbiamo comprato. Ecco cos’ha fatto Draghi, eppure la vulgata comune è quella di SuperMario che piega Big Pharma. Fesserie. Fine dell’intervallo e riprendiamo la vicenda McKinsey.

Chi davvero pensa che Draghi sia il buono della storia forse non sa che la società di consulenza scelta dall’ex Governatore educato in Goldman Sachs (quello che starebbe agendo per salvare la salute dei cittadini) è stata recentemente coinvolta in uno scandalo sanitario che costò la vita a oltre 450mila persone. Come si può trovare in qualsiasi grande giornale americano – io ho preso il New York Times – McKinsey ha recentemente accettato di pagare 573 milioni di dollari per risolvere le indagini sul suo ruolo (reso evidente da documenti incotrovertibili) nell’aiutare a “mettere il turbo” alle vendite dell’antidolorifico OxyContin di Purdue Pharma (oggi in bancarotta), contribuendo così a una epidemia di oppioidi negli Usa costata la vita a oltre 450mila persone negli ultimi due decenni. 

L’ampio lavoro di McKinsey con Purdue includeva il consiglio di concentrasi sulla vendita delle lucrative pillole ad alto dosaggio, anche dopo che la casa farmaceutica si era dichiarata colpevole nel 2007 di avere ingannato medici e regolatori sui rischi dell’OxyContin. McKinsey consigliò così di fare cartello con altri produttori di oppioidi (tra cui la Johnson & Johnson…) per evitare altri fastidi con Food and Drug Administration.

Ecco chi sono gli amici cui Mario Draghi ha affidato la consulenza sul Recovery.

Ps. La storia che vi ho raccontato risale a tanto tempo fa? No, la transazione è solo di qualche settimane fa…

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