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“Italia all’ultimo posto”. Tutta colpa di Speranza e di un governo che non vuol far passare il Covid

Pubblicato il 17/05/2022 10:15

Grazie a Speranza, ai televirologi complici e a tutto il governo Draghi, l’Italia può festeggiare un altro grande risultato, un record: “Ultimi nell’Eurozona”. E con una nuova crescita reale che quest’anno resta nei dintorni dello zero, perché la dinamica del Pil si esaurisce sostanzialmente nell’eredità del rimbalzo 2021. Come spiega Il Sole 24 Ore, “i nuovi numeri sull’economia diffusi ieri dalla commissione Ue ricollocano l’Italia nella posizione che le è diventata abituale nei lunghi anni di stagnazione quasi ininterrotta. Con due differenze, rispetto al passato, però: la drastica frenata nelle ambizioni di crescita, che taglia di 1,7 punti la stima invernale e la porta dal +4,1% al +2,4% con una sforbiciata anche più pronunciata rispetto alle previsioni della vigilia, è ovviamente legata allo shock esacerbato (ma non prodotto) dalla guerra in Ucraina” e certamente dalle scelte scellerate con cui è stata gestita la pandemia e soprattutto il suo post. Un post che esiste, ma che il governo non vuol vedere, continuando a tenere il Paese stagnato in un’emergenza sanitaria inesistente e pericolosa. (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega ancora Il Sole: “E arriva decisamente attutita sui saldi di finanza pubblica, che nelle proiezioni comunitarie vedono un deficit in riduzione lungo un sentiero molto simile a quello tracciato dal governo. Perché da questo punto di vista l’inflazione aiuta. Ma solo fino a un certo punto”. Anche perché se come detto la traiettoria del deficit (5,5% quest’anno e 4,3% il prossimo secondo la Ue) non mostra grosse differenze con quella ipotizzata dal governo, “nella discesa del debito, che è il vero problema italiano nel mondo, qualche differenza si vede: Bruxelles prevede un 147,9% nel 2022, nove decimali sopra l’obiettivo del governo, e un 146,8% nel 2023, quando la distanza con le previsioni del Def cresce all’1,6%. Il +24% calcolato dai tecnici della commissione ferma la stima della crescita italiana sette decimali sotto il 3,1% fissato come obiettivo dal governo nel Def di aprile”. (Continua a leggere dopo la foto)

Come del resto hanno fatto nelle ultime settimane quasi tutti i principali previsori, quelli internazionali come il Fondo monetario (+2,3%) o quelli domestici come Prometeia (+2,2%), Ref Ricerche (+2%) e Confindustria (+1,9%). “Ma tutto l’impianto costruito fin qui è appeso ai «forti rischi al ribasso» legati prima di tutto alle incognite energetiche e al loro impatto su un’inflazione che anche i tecnici della commissione stimano al 5,9 per cento. A questa variabile è inevitabilmente collegata la performance dell’economia italiana che, rimarca la commissione, poggia su un cuscinetto di elevato risparmio privato destinato «probabilmente a supportare i consumi». Proprio ai consumi interni è attribuita l’intera spinta del 2022, che è invece stimata in negativo sul versante delle esportazioni nette”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma l’inflazione che erode rapidamente il potere d’acquisto reale è la naturale nemica dei consumi, “che per il governo cresceranno del 2,9% mentre per i tecnici Ue solo del 2,2%. Si basa su questi presupposti il risultato più strutturale offerto dai numeri europei, che va al di là dei decimali inevitabilmente in altalena in una fase così volatile. A fine 2023 il prodotto italiano supererà solo dell’1,3% i livelli (non entusiasmanti) del 2019, mentre l’Eurozona sarà arrivata ormai a +3,4%, con un delta pari a 2,5 volte quello italiano”.

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