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Il segreto del Trattato del Quirinale. Ecco come Draghi svende l’Italia alla Francia di Macron

La data già segnata in rosso sul calendario è quella del 25 novembre, quando il presidente francese Emmanuel Macron atterrerà in Italia per firmare il Trattato del Quirinale, che sarà sottoscritto assieme al nostro premier Mario Draghi. In base a quel documento, saranno poste le basi per i futuri rapporti tra i due Paesi, con particolare attenzione a fronti-chiave come la successione di Angela Merkel in Germania, la situazione in Libia, l’emergenza migranti. Eppure di un testo così delicato quasi nessuna testata si è presa la briga di dare notizia, nascondendo così agli occhi dei cittadini le potenziali conseguenze, per niente irrilevanti, dell’accordo.

Sul fronte libico, nelle scorse settimane è andata in scena una conferenza internazionale con l’obiettivo di difendere l’equilibrio che si è venuto a creare all’interno dello Stato africano dopo la fine della guerra civile, con le elezioni in arrivo alla fine alla fine di dicembre. Un meeting durante il quale si è anche parlato di immigrazioni, con Draghi a invocare aiuti da parte dell’Ue: due tematiche che sicuramente saranno al centro del Trattato del Quirinale, che potrebbe stabilire chi, tra Italia e Francia, avrà l’ultima parola sulla gestione degli sbarchi, con Roma a chiedere a Parigi una maggiore collaborazione. Di tutto questo però, come rivelato dalla testata La Verità, i ministri non sono ancora stati informati, in un crescendo di tensioni in vista dell’avvicinarsi dell’arrivo di Macron.

Occhi puntati, però, anche all’interno dei nostri confini, con particolare attenzione alle conseguenze economiche dell’accordo. Come rivelato da La Verità, infatti, le tensioni interessano soprattutto il settore della Difesa e quello aerospaziale. Sul primo “sono recenti le polemiche dopo la decisione di Leonardo di cedere Oto Melara”. Per l’azienda spezzina, guarda caso, ci sarebbe un’offerta del consorzio tedesco Knds, a cui partecipano anche i francesi. Le mire transalpine sul nostro Paese e la volontà di Parigi di avere l’ultima parola sulla gestione della difesa comune europea, d’altronde, non sono una novità. Con Draghi pronto, evidentemente, a sacrificare gli interessi della propria nazione sull’altare di quelli altrui.

Infine, il capitolo degli investimenti aerospaziali. Secondo La Verità, il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao sarebbe intenzionato a tagliar fuori l’Asi di Giorgio Saccoccia e dare 240 milioni di euro all’Esa (Agenzia spaziale europea) per coordinare i progetti del Pnrr sullo spazio, dove si prevedono investimenti per 1,78 miliardi: “Si tratterebbe di un vero regalo a Francia e Germania, che da almeno 3 anni hanno tagliato fuori il nostro Paese dalle politiche aerospaziali europee nonostante il nostro contributo di 2,28 miliardi al programma Esa”. Il rischio, insomma, è quello di una vera e propria svendita pronta ad andare in scena lontano dalle telecamere, nel silenzio di tutti o quasi.

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