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Anche i tedeschi falliscono. La crisi manda in tilt il colosso del gas e indovinate chi dovrà pagare?

Pubblicato il 21/09/2022 10:26 - Aggiornato il 21/09/2022 11:42

Anche la Germania fallisce. Anche la Germania è costretta al ritorno alla nazionalizzazione. Tanto per dare conferma che l’Ue non esiste e che ognuno, soprattutto in tempi di crisi, pensa per sé. E così, dopo la Francia con il nucleare di Edf, è la volta della Germania che nazionalizzerà Uniper acquistando la partecipazione dell’impresa madre Fortum, finlandese, nell’importatore di gas. I colossi dell’energia, grazie alla scelta scellerata delle sanzioni alla Russia, stanno fallendo. Uno dopo l’altro. E ora nell’Europa si aggira lo spettro dei fallimenti a catena. E così lo Stato è costretto a intervenire. E questo cosa vuol dire? Che ancora una volta a pagare saranno i cittadini. Ma vediamo nel dettaglio il caso Uniper e capiamo cosa c’è dietro. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Repubblica, “l’accordo prevede un aumento di capitale di 8 miliardi di euro (7,94 miliardi di dollari) per un prezzo di emissione di 1,70 euro per azione, esclusi i diritti di sottoscrizione degli azionisti, ha dichiarato Uniper in un comunicato. Dopo l’aumento di capitale e l’acquisto delle azioni, lo Stato tedesco deterrà circa il 98,5% di Uniper, ha dichiarato Fortum. Le perdite di Uniper sono aumentate poiché la Russia ha ridotto le forniture di gas naturale ai paesi europei che supportano l’Ucraina. I prezzi sono aumentati vertiginosamente per il carburante necessario per riscaldare le case, generare elettricità e fabbriche elettriche, aumentando i timori di chiusura di attività commerciali, razionamento e recessione con l’avvicinarsi dell’inverno”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’ex controllata di E.On è uno dei più importanti importatori di gas di tutta la Germania, con obblighi di fornitura a migliaia di clienti, fra i quali diverse aziende municipalizzate, ed è fra i principali beneficiari dei proventi dell’imposta sul gas – si potrebbe arrivare a dire che l’intera imposta sia stata progettata con in mente soprattutto il rischio di fallimento di Uniper. “Martedì, l’azienda stessa ha annunciato un pacchetto di salvataggio, concordato col governo, che prevede, fra l’altro, un aumento di capitale in ragione di otto miliardi di Euro. Inoltre, lo Stato acquisterà le azioni Uniper attualmente detenute da Fortum, diventando di fatto socio di maggioranza dell’azienda”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il governo tedesco era già proprietario di quasi il 30% di Uniper, in seguito a un corposo acquisto di azioni avvenuto a luglio per evitare il fallimento dell’azienda. La situazione, tuttavia, è ulteriormente precipitata con il blocco totale delle forniture che dalla Russia arrivano in Germania attraverso il gasdotto Nord Stream 1. Lo shock energetico ha squassato i mercati di riferimento del gas e dell’elettricità in Europa al punto che ora si teme possano diventare l’epicentro di una crisi di sistema: Qualcosa di simile a quanto provocato nello scorso decennio dal crac di Lehman Brothers, sia pure in chiave minore visto che il rischio sembra circoscritto al Vecchio Continente”, dicono alcuni esperti. (Continua a leggere dopo la foto)

Un paragone evocato anche dai colossi dell’energia, che chiedono in questi giorni sostegni pubblici per far fronte all’emergenza. Ora il pericolo è che la crisi vada oltre l’energia, diventando un nuovo caso Lehman o quasi. Cuore del problema è la volatilità estrema sui mercati: i prezzi non solo sono saliti alle stelle, ma oscillano con variazioni spesso superiori al 30% in un solo giorno. E così gli Stati ora sono costretti a rinazionalizzare, con quel principio secondo cui si socializzano le perdite e si privatizzano gli utili. Esattamente come è successo con l’ultima crisi finanziaria mondiale.

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