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Emergenza migranti, l’Ue ancora una volta ci aiuta soltanto a parole

L’Italia annaspa, l’Europa finge di non vederla, confermando un atteggiamento di totale disinteresse nei confronti dei guai del nostro Paese. Colpito, nelle ultime settimane, da un boom senza precedenti di sbarchi, con l’isola di Lampedusa in grave difficoltà. E preoccupato dalla prospettiva, tratteggiata dagli 007, che altre 50-70 mila persone siano già pronte a salpare verso lo Stivale, ammassate al momento lungo le coste nordafricane. Mentre Draghi convocava così un tavolo a Palazzo Chigi con i vari Di Maio, Lamorgese e Guerini, l’indifferenza di Bruxelles emergeva ancora una volta, intollerabile.

Mentre infatti si invocava la solidarietà europea nella gestione dell’emergenza migranti, ecco arrivare la risposta, tiepidissima, della commissaria Ylva Johansson, che si è limitata ad accusare gli Stati africani: “Il modo migliore per salvare vite è evitare queste partenze pericolose, per questo dobbiamo migliorare le condizioni di vita e la protezione delle persone che ad esempio si trovano in Libia. Dobbiamo lottare contro i trafficanti e continuare a sostenere i rimpatri volontari verso i Paesi di origine. Queste sono le tre cose più importanti da fare”.

Non un passaggio, non un cenno sul problema del ricollocamento dei migranti che arrivano sulle coste italiane, da sempre punto di accesso principale all’Europa. Né sulla necessità di nuovi accordi che chiamino in causa in maniera maggiore gli altri Paesi Ue, che spesso e volentieri fanno orecchie da mercante di fronte alle nostre grida d’aiuto. Un lavarsi le mani non nuovo, dalle parti di Bruxelles, e però quanto mai fuori luogo in un momento in cui gli sbarchi potrebbero anche aggravare la situazione epidemiologica.

Un barcone di migranti approda nel porto di Lampedusa, oggi 9 aprile 2011. ANSA / ETTORE FERRARI

E così mentre l’Italia chiede di ripristinare gli accordi con Malta sui ricollocamenti e auspica un meccanismo europeo di solidarietà entro l’estate, così da avere finalmente un approccio condiviso al problema, l’Ue ci riconosce tutte le ragioni possibili ma continua a predicare calma, allungando tempo che saranno inevitabilmente lunghi. Nel frattempo, toccherà all’Italia risolversi i suoi problemi. Come d’altronde è sempre stato, dalla nascita dell’Unione in poi.

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