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Terremoti a catena, chiude il più grande giacimento di gas d’Europa. L’incredibile scoperta e l’immediato stop

Pubblicato il 02/10/2023 20:26

Un terremoto, in senso tanto letterale quanto figurato, quello registrato in Olanda, con evidenti e pesantissime ricadute che al momento possiamo solo ipotizzare. Spieghiamoci meglio. Nei Paesi Bassi, a Groningen nel nord est del Paese, esiste il più grande giacimento di gas in Europa, e il decimo al mondo, la cui estrazione è stata fermata “almeno per un anno” dal governo olandese, nonostante la crisi del gas russo. Ancora una settimana e poi il giacimento chiuderà i battenti. Stop alle estrazioni, eccetto in piccole e rare quantità, in casi come una ondata di freddo estremo. I sempre più frequenti terremoti, in una zona non sismica e originati proprio dalle attività estrattive del maxi giacimento, non hanno mai causato danni alle persone, o almeno non direttamente come vedremo, ma diversi problemi strutturali agli edifici della zona, e sono stati sempre di bassa intensità (le scosse non hanno mai superato i 3,6 gradi della scala Richter), ma quel che preoccupa maggiormente è la costante frequenza con cui si verificano: di fatto sin dagli anni Sessanta, quando l’impianto è entrato in funzione. (Continua a leggere dopo la foto)
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Cosa sta succedendo

Negli ultimi quarant’anni, le autorità hanno conteggiato più di mille terremoti nella zona di Gronigen. Lo stabilimento è in grado di prelevare oltre 7 miliardi di metri cubi di gas all’anno – al picco della produzione, anche 50 miliardi – con una potenza, dunque, pari al Tap, il gasdotto che dall’Azerbaigian arriva in Puglia. Sinora, sin dall’apertura, sono stati estratti oltre 2.300 miliardi di metri cubi di gas fossile con un guadagno di 430 miliardi di euro. Nel 2012 una scossa, la più forte mai registrata nel Paese, ha colpito la vicina Huizinge. Infine, nel 2018, dopo una scossa di 3,4 gradi della scala Richter, il governo ha deciso di fermare le estrazioni nel 2030. Il governo di Mark Rutte aveva annunciato il possibile stop dell’estrazione già nel 2023, in realtà, ma la crisi scatenata dal conflitto in Ucraina ha rimesso il piano in discussione. Poi le proteste dei cittadini, a seguito dell’ultimo sciame sismico dei mesi scorsi, si sono fatte via via più pressanti al punto che il governo ha preso la decisione gravida di conseguenze di anticipare la chiusura dell’impianto. Le segnalazioni ufficiali di danni agli edifici, nel corso dei decenni, sono state oltre 120mila e hanno portato a richieste di risarcimento per 1,15 miliardi di euro. Inoltre, secondo un recente studio, le scosse avrebbero causato l’insorgenza di disturbi fisici e psichici nella popolazione locale, come mal di testa, insonnia, palpitazioni e problemi allo stomaco, oltre ad ansia e depressioni. Secondo questa ricerca lo stress sismico provoca “16 morti all’anno”, tipicamente per malattie cardiovascolari o addirittura per suicidio. (Continua a leggere dopo la foto)
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Le alternative olandesi

Ora l’Olanda si trova in forte difficoltà: dovrà aumentare l’import di gas naturale liquido dagli Stati Uniti o, in alternativa, potrebbe rilanciare le (costosissime) trivellazioni nel mare del Nord. Ci sarebbe anche una terza via: i Paesi Bassi stanno promuovendo le installazioni di pompe di calore al posto delle vecchia caldaie a gas: leggiamo su Today Europa che già 400mila famiglie olandesi sfruttano tale sistema di riscaldamento alternativo.

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