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“Stangata sulla caldaia”. Dopo l’obbligo di ristrutturare casa, ecco l’ultima trovata dell’Ue

Pubblicato il 02/02/2023 09:28 - Aggiornato il 15/03/2023 13:46

Prima è stata la volta delle auto, con l’obbligo di passare all’elettrico nel giro di pochi anni. Poi delle abitazioni, che andranno tutte adeguate fino a raggiungere la corretta classe energetica. Infine, le mire dell’Unione Europea si sono spostate sulle caldaie a gas, alle quali è stata già dichiarata guerra. Il tutto, come sempre, senza tenere conto delle difficoltà delle famiglie, per le quali la transizione Green rischia di trasformarsi in uno strettissimo cappio al collo, costringendo nuclei già in difficoltà per i rincari degli ultimi mesi ad affrontare spese insostenibili. L’ultima ipotesi messa nero su bianco a Bruxelles è quella di uno stop alle caldaie “a combustibile fossile”, ovvero quelle a gas, le più diffuse in questo momento nelle case degli italiani. Il motivo di questa decisione? Come spiegato dal Corriere della Sera, rendere gli Stati Ue indipendenti dalle forniture della Russia, ancora impegnata nella guerra in Ucraina. (Continua a leggere dopo la foto)
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Caldaia, arrivano le nuove regole Ue

L’Ue ha anche già fissato una data: entro il 2029, secondo le ultime ipotesi avanzate, dovrebbe infatti scattare lo stop alla vendita di caldaie a gas. Il tutto per privilegiare, invece, idrogeno e biocombustibili. Secondo il RepowerEu, piano messo a punto dalla Commissione Europea, già a partire dal 2025-26 le attuali caldaie saranno inoltre etichettate in maniera più sfavorevole. (Continua a leggere dopo la foto)

caldaia nuove regole ue

Non esiste ancora una norma europea vincolante per i Paesi membri, ma le intenzioni dell’Ue sono piuttosto evidenti. La transizione Green dovrà avvenire a tutti i costi, e pazienza se qualcuno ne verrà travolto. Proprio in questi giorni è in discussione al Parlamento europeo una revisione della direttiva Energy performance of building directive, una nuova versione della “stretta” sulla casa, meno oppressiva del testo precedente nel tentativo di rassicurare un po’ i cittadini, in ansia da settimane. (Continua a leggere dopo la foto)

Gli Stati continuano a tentare di strappare una dilazione o una modifica dei parametri di efficenza previsti, consapevoli della difficoltà di ristrutturare oltre la metà degli edifici sparsi all’interno dei propri territori. Secondo la nostra Associazione nazionale costruttori edili, rispettare soltanto il primo degli obiettivi previsti (per il 15% degli immobili italiani) comporterebbe lavori per almeno 630 anni.

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