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“Sull’auto elettrica abbiamo sbagliato”. Ora a dirlo è un ‘mostro sacro’ della sinistra: “Sempre troppo tardi”

Pubblicato il 27/02/2023 12:17

Sull’auto elettrica sono stati commessi tanti, troppi errori. E la scelta di andare fino in fondo e vietare la circolazione di vetture a diesel e benzina va rivista, prima che sia troppo tardi. A dirlo, udite udite, è addirittura Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e storico leader della sinistra democratica italiana con un legame più che solido con l’Ue e le sue istituzioni. Eppure persino il Professore, come veniva soprannominato in passato, non ha potuto fare a meno di puntare il dito contro l’ipocrisia della rivoluzione Green voluta da Bruxelles. Prodi ha firmato un articolo comparso sul Messaggero il 19 febbraio, dove ha criticato severamente la decisione dell’Unione di vietare le auto tradizionali a partire dal 2035 sostenendo che si tratterebbe soltanto di un regalo, gratuito e ingiustificato, alla Cina. Applaudito in queste ore da tanti esponenti del settore automobilistico italiano, concordi nel ritenere folle questa ennesima imposizione dall’alto che l’Italia rischia di dover subire. (Continua a leggere dopo la foto)
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Attraverso le pagine del Corriere della Sera, il patron della Brembo Alberto Bombassei si è detto d’accordo con Prodi: “C’è grande entusiasmo per l’auto elettrica ma nessuno pensa al suo impatto sociale. Se smettessimo di produrre auto a gasolio o benzina e facessimo soltanto auto elettriche perderemmo un lavoratore su tre. Si tratta solo di buonsenso e non di bandiere ideologiche”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Già lo scorso anno Federmeccanica e i sindacati di categoria Fim-Fiom e Uilm avevano presentato forti dubbi in un documento-pilota. Perplessità oggi ribadite dal segretario Fim-Cisl Ferdinando Uliano: “Componenti come batterie e semiconduttori vengono da altre parti del mondo e questo, oltre a spiazzarci, creerà problemi di approvvigionamento. La politica deve contribuire a dare una prospettiva di trasformazione alla nostra industria delle componenti, altrimenti avremo la sostenibilità ambientale ma non quella sociale. (Continua a leggere dopo la foto)

Le preoccupazioni di Prodi, insomma, sono quelle di un intero settore che rischia di trovarsi schiacciato dalla rivoluzione imposta da Bruxelles, con possibili licenziamenti e chiusure all’orizzonte. Non resta che chiedersi come mai il Professore, storicamente più che accondiscendente con l’Ue, si sia reso conto soltanto ora della follia verso la quale ci stanno spingendo con sempre maggiore insistenza.

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