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L’Unione Europea, così simile alla vecchia Urss, così cara ai nostri progressisti da salotto

Pubblicato il 04/02/2023 16:14 - Aggiornato il 04/02/2023 16:19

L’Unione Europea, vista in controluce, somiglia sempre di più alla vecchia Urss, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Un gigante pigro, dispotico, in cui i popoli vengono schiacciati e privati della loro identità. E, passo dopo passo, delle libertà fondamentali. Tanto che viene il dubbio se a capo del carrozzone di Bruxelles non sarebbe meglio riesumare il vecchio Lenin, o qualcuno della sua risma, piuttosto che la Von der Leyen. Ogni giorno dal cuore della Ue arrivano dispacci allarmanti, quando non palesemente provocatori. Il cibo, settore in cui l’Italia è sempre stata leader mondiale, lo vogliono trasformare in “food”. Che non è cibo, ma il tentativo di sprofondare il mondo in una mediocrità guidata dalle multinazionali e dalle lobbies. (continua dopo la foto)

Ed ecco che vi informano che il vino fa male. Qualche solerte interprete “scientifico” del pensiero unico esagera per eccesso di servilismo: il vino non solo fa male, ma rimpicciolisce il cervello. Grilli, vermi e larve invece fanno bene, mettiamoli subito in tavola! E non importa se non ci sono studi sufficienti a garantire che, oltre che disgustosi, non siano anche allergenici per gli esseri umani. Questa gente è la stessa che ha trattato in segreto con Pfizer sui sieri anti Covid. E che poi ha nascosto i messaggi come se invece di salute pubblica si stesse parlando di segreti militari. Quando la cosa ha cominciato a essere troppo losca, ci hanno informati che i messaggi non possono farceli leggere perché “sono stati cancellati”. Trattano i cittadini come sudditi, offendono l’intelligenza delle persone perché credono di godere di eterna impunità. (continua dopo il video)



E quindi, Lenin. O i suoi piccoli seguaci, che da ispiratori delle rivolte popolari si sono trasformati in custodi del mantra neoliberista. Quello che premia i privilegiati e favorisce la concentrazione di enormi ricchezze in pochissime mani. Quello della nostra sinistra al caviale, nata da mille scissioni seguite al crollo del Muro di Berlino. Pci, Pds, Ds, Ulivo, Pd… una diaspora avvenuta senza che ai vertici e fra gli intellettuali radical chic cambiasse nulla sul piano culturale: anche quando ammettono di avere sbagliato, ci tengono a informarci che loro sono comunque una razza superiore. Non importa se da amici del popolo e degli operai si sono trasformati negli zerbini dei grandi finanzieri. Il popolo lo guardano schifati dalle spiagge esclusive di Capalbio. (continua dopo la foto)

La vocazione dispotica dei vecchi miti sovietici, quella che porta a negare le libertà agli altri, gli è rimasta addosso come una seconda pelle. Non a caso l’ex ministro Speranza viene proprio da lì, e accanto a Lenin in fondo ci starebbe bene. Perché tutte le limitazioni della libertà imposte negli anni dell’emergenza Covid rispecchiavano esattamente i dettami della vecchia cultura sovietica. E anche se facciamo in fretta a dimenticare, queste limitazioni ci sono state. E il governo che le ha imposte era il governo Conte, sarebbe il caso di ricordarsene oggi che l’ex presidente del Consiglio fa finta di niente nel tentativo di ricostruirsi una verginità.