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DDL Sgomberi: sfratto in 15 giorni, multa dell’1% al giorno e occupazioni abusive più facili da sgomberare

Pubblicato il 06/05/2026 09:22

Il governo Meloni approva il DDL Sgomberi: ingiunzione di rilascio in 15 giorni, penale dell'1% del canone al giorno per chi non lascia, esecuzioni forzate semplificate. Meloni: «Difendiamo i cittadini onesti». L'opposizione: «Ferocia contro i poveri». Tutto quello che cambia.

Quarantamila sfratti l’anno. Ottantunomila richieste di esecuzione. Ventunomila effettivamente portate a termine. Il sistema italiano degli sfratti è bloccato in un imbuto procedurale che tiene migliaia di immobili ostaggio di cause civili che durano anni. Il governo Meloni ha deciso di sbloccare quell’imbuto — con una velocità che divide l’Italia.

Il DDL Sgomberi, approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile 2026 e presentato ufficialmente il 5 maggio, introduce una riforma profonda delle procedure di rilascio degli immobili. Il cuore della norma: un’ingiunzione che può portare allo sfratto in 15 giorni, una penale dell’1% del canone al giorno per chi non se ne va, e procedure semplificate per le occupazioni abusive.

Meloni esulta: “Per troppo tempo chi metteva in affitto una casa è rimasto senza tutele. Con le nuove norme acceleriamo il rilascio degli immobili e rafforziamo la tutela di chi rispetta la legge.” Angelo Bonelli di AVS risponde con durezza: “C’è una ferocia sociale da parte di questo governo che propone lo sfratto in 15 giorni, colpendo le fasce più deboli.”

Come funziona il nuovo meccanismo: l’ingiunzione di rilascio

Il DDL Sgomberi introduce un nuovo istituto giuridico: l’ingiunzione di rilascio per finita locazione, che sostituisce la vecchia convalida di licenza. Funziona come un decreto ingiuntivo — il meccanismo già usato per i crediti commerciali — applicato ai contratti di locazione.

Il proprietario può presentare la richiesta al giudice prima della scadenza del contratto. Se la domanda è fondata, il giudice emette il decreto entro 15 giorni, ordinando il rilascio dell’immobile dalla data di scadenza. Se il contratto è già scaduto al momento della domanda, il rilascio viene fissato tra 30 e 60 giorni — con un margine di flessibilità.

La norma si applica non solo ai contratti di locazione tradizionali, ma anche ai rapporti di comodato d’uso, affitto d’azienda, mezzadria e colonia. Un perimetro molto ampio.

L’elemento più nuovo — e più dirompente — è questo: l’eventuale opposizione dell’inquilino non sospende automaticamente l’esecuzione. Prima si esce, poi si discute. Un ribaltamento logico rispetto alla procedura attuale, in cui l’opposizione può bloccare tutto per mesi o anni.

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La penale dell’1% al giorno: quanto costa resistere

Per scoraggiare comportamenti ostruzionistici, il DDL introduce una penale giornaliera pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo nel rilascio dopo la scadenza del termine stabilito dal giudice.

La matematica è semplice e impietosa. Su un affitto di 1.000 euro al mese: 10 euro al giorno di penale. Su un affitto di 800 euro — la fascia in cui si concentra il 63,9% dei casi di morosità, secondo i dati citati dall’opposizione — la penale è di 8 euro al giorno. In un mese di resistenza: 240 euro aggiuntivi. In tre mesi: 720 euro. Sopra la rata dell’affitto stesso.

L’obiettivo dichiarato è rendere economicamente svantaggioso restare oltre il termine. Ma per famiglie già in difficoltà economica — che non pagano l’affitto perché non ce la fanno, non per malafede — una penale aggiuntiva rischia di trasformare una situazione difficile in un disastro finanziario.

Le occupazioni abusive: basta la proprietà per sgomberare

Per le occupazioni senza titolo — chi occupa un immobile senza mai aver firmato un contratto — il DDL introduce una procedura ancora più diretta. Il proprietario potrà avviare l’esecuzione per il rilascio sulla base di atti notarili che attestino la proprietà, senza dover prima ottenere una sentenza in un processo ordinario.

È una risposta agli sgomberi bloccati per mesi o anni nelle grandi città, dove le occupazioni di immobili sfitti — sia privati che di edilizia pubblica — sono diventate un fenomeno di massa. Ma solleva anche una domanda: chi verifica la legittimità della situazione prima che l’esecuzione parta?

Le tutele rimaste: 6 mesi per anziani e disabili

Il DDL non è completamente privo di protezioni per i più deboli. È prevista la possibilità di rinviare l’esecuzione fino a 6 mesi nei casi di persone anziane, disabili gravi o malati terminali. E viene introdotto l’obbligo di segnalare ai servizi sociali le situazioni di fragilità prima di procedere con lo sgombero.

Viene anche dimezzato il “termine di grazia” — il tempo che il giudice può concedere per sanare la morosità — da 120 a 60 giorni nei casi di difficoltà economica documentata. E nel corso di un quadriennio, gli inquilini potranno ricorrere per sanare il dovuto al massimo due volte, non più tre.

Chi esulta e chi protesta

Confedilizia, l’associazione dei proprietari immobiliari, guarda con favore alla riforma. Il presidente Giorgio Spaziani Testa: “Rendere certi e rapidi i tempi degli sfratti vuol dire restituire fiducia ai proprietari e, di conseguenza, ampliare la disponibilità di case in affitto e favorire una riduzione dei canoni.” La logica è quella del mercato: se il rischio di restare bloccati diminuisce, più proprietari affittano, l’offerta aumenta, i prezzi scendono.

È una tesi economicamente plausibile. Ma c’è un “ma” — anzi, ce ne sono diversi.

Il primo: i dati di Federcasa mostrano che la povertà assoluta in Italia è passata dal 3,6% del 2005 all’8,4% attuale, coinvolgendo circa 2,2 milioni di nuclei familiari. Tra il 75% e l’80% degli sfratti è dovuto a morosità — spesso “incolpevole”, causata da perdita del lavoro, malattia, crisi economica.

Il secondo: i canoni di locazione nel 2025 sono aumentati in media tra il 7% e l’8%. Non perché manchino proprietari disposti ad affittare, nel mercato delle grandi città l’offerta è bloccata principalmente da rendimenti più alti degli affitti brevi (Airbnb) e da speculazione immobiliare, non dalla paura degli sfratti lenti.

La questione casa in Italia è una crisi strutturale che dura da decenni. Le case popolari costruite sono pochissime rispetto al fabbisogno. I fondi per il sostegno all’affitto sono stati tagliati. I contratti a canone concordato — quelli socialmente più utili — sono penalizzati rispetto agli affitti brevi. I fondi immobiliari e i grandi investitori istituzionali comprano interi palazzi nelle città e li convertono in uso non residenziale.

Il dibattito parlamentare è appena iniziato. Il DDL deve ancora essere approvato definitivamente. E le pressioni per modificarlo — sia da destra, per rafforzarlo, che da sinistra, per temperarne gli effetti — sono già in corso.

Quarantamila famiglie sfrattate l’anno. Con questa legge diventeranno di più, e più in fretta.