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Il Pd perde un’altra deputata: Madia è l’ultima uscita dal partito

Pubblicato il 04/05/2026 09:40

Madia lascia il Pd e va con Renzi: l'addio che cambia gli equilibri del centrosinistra

Un addio che non sorprende del tutto, ma che fa rumore. Marianna Madia, deputata del Partito Democratico alla Camera dal 2008 ed ex ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, lascerà il Pd. Lo si apprende da fonti parlamentari e lo ha confermato la stessa Madia. La destinazione è Italia Viva: la deputata approderà come indipendente nel gruppo parlamentare fondato da Matteo Renzi — lo stesso che l’aveva scelta come ministra nel suo esecutivo.

Chi è Marianna Madia

Romana, 45 anni, Madia è una delle figure più longeve del centrosinistra italiano. Eletta per la prima volta alla Camera nel 2008, ha attraversato quasi vent’anni di storia del Pd in ruoli sempre di primo piano. Dal 2014 al 2018 ha guidato il ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, prima nel governo Renzi e poi in quello Gentiloni. Nel 2018, l’anno della débâcle elettorale del Pd, era stata anche portavoce del partito — uno dei momenti più difficili della storia democratica italiana.

Non è la prima volta che il suo nome viene associato a Renzi in modo più che politicamente neutro. Poco tempo fa, in un’intervista, aveva dichiarato senza giri di parole: “Al forum del Pd mancava Matteo Renzi. Penso sia uno di noi, è un peccato che sia uscito dal partito”. Parole che oggi assumono un significato completamente diverso.

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Il passaggio a Italia Viva: indipendente nel gruppo renziano

Madia non aderirà formalmente a Italia Viva come tesserata, ma approderà come indipendente nel gruppo parlamentare del partito. Una formula che consente una certa libertà di movimento, ma che politicamente rappresenta un segnale chiaro: la rottura con il Pd è definitiva, e la direzione di marcia è quella del centro riformista che Renzi ha cercato di costruire fuori dal perimetro democratico.

Il timing non è casuale. Il Pd attraversa una fase di tensione interna tra l’ala più identitaria della segretaria Schlein e quella riformista che guarda con sempre maggiore insofferenza alla traiettoria del partito. Madia non è la prima a scegliere la porta d’uscita — e probabilmente non sarà l’ultima.

L’impatto sul centrosinistra

L’addio di Madia è un colpo simbolico per il Pd. Non tanto per i numeri — un seggio in meno non cambia gli equilibri parlamentari — quanto per il profilo della deputata uscente: una figura istituzionale, di lungo corso, con una storia radicata nel partito. Il suo approdo a Italia Viva consolida ulteriormente il gruppo renziano e manda un segnale a tutti quei democratici che si riconoscono nell’area riformista moderata.

Il Pd di Schlein, nel frattempo, deve fare i conti con una diaspora silenziosa ma costante verso il centro. Mentre il dibattito sulle primarie del campo largo tiene banco, i movimenti interni al partito raccontano di un’identità ancora in cerca di un equilibrio stabile.