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Amazon, viva il coronavirus! L’azienda fa affari d’oro, ma la salute dei lavoratori è a rischio

C’è chi sta gongolando con la pandemia di coronavirus e tutte le persone a casa. È Amazon, che non solo non si ferma (e quindi non mette al riparo i suoi lavoratori), ma anzi lavora e cresce sempre di più. Come racconta Giulia Belardelli su HuffingtonPost, “solo negli Stati Uniti, il gigante delle consegne a domicilio è pronto ad assumere 100mila magazzinieri e addetti alle consegne, e ha annunciato aumenti alle retribuzioni negli Usa, nel Regno Unito e anche in Europa. Ma in Italia, il Paese più colpito dalla pandemia dopo la Cina, il focus è un altro: la sicurezza dei lavoratori, che dal Piacentino al Reatino sono in sciopero per chiedere che la multinazionale rispetti le disposizioni del governo in materia di contenimento del Covid-19”.

Di fronte agli scioperi e alle proteste, Amazon risponde: “Il benessere dei nostri dipendenti, dei nostri fornitori e dei nostri clienti è al primo posto. Stiamo seguendo rigorosamente le indicazioni fornite dal governo e dalle autorità sanitarie locali nell’implementare in tutti i siti le giuste misure per contenere l’emergenza sanitaria in corso”. Gli addetti alle consegne – spiega il gruppo – sono tenuti “a mantenere una distanza precauzionale di almeno un metro dal cliente durante le consegne”.

Tutto a posto, quindi? Non proprio, secondo quanto denunciano i sindacati. Si legge su HuffingtonPosr: “Dopo lo sciopero proclamato ieri a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, oggi a fermarsi sono i lavoratori dello stabilimento di Passo Corese, in provincia di Rieti. ‘È inaccettabile che un gigante dell’economia globale come Amazon, che fattura miliardi ogni anno, non rispetti le disposizioni del governo in materia di contenimento del Covid-19’, denunciano Massimo Pedretti della Filt Cgil Roma Lazio e il segretario generale di Nidil Rieti Roma est Valle dell’Aniene Mihai Popescu”.

I lavoratori e i sindacati hanno riscontrato “la mancata integrale applicazione da parte di Amazon” del Protocollo. “Abbiamo tentato tutto il possibile, con senso di responsabilità ed evitando in tutti i modi che si aprisse il conflitto in questo momento – commenta Pino De Rosa di Ugl Terziario – ma è veramente impossibile far capire a questa multinazionale cosa voglia dire dignità e partecipazione dei lavoratori. Neanche quando in gioco c’è la salute”. La promessa di un aumento alle retribuzioni – per i Paesi europei si parla di due euro in più all’ora – probabilmente attrarrà molti lavoratori che hanno perso o rischiano di perdere il proprio impiego a causa della pandemia. Questo è il mostro.

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