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La denuncia dell’attivista: “I leader europei fingono di non vedere il fondamentalismo islamico”

Chi governa in Europa volta lo sguardo di fronte al fondamentalismo islamico. Impedendo così anche a chi è figlio di quella cultura e ne combatte il fanatismo più pericoloso di vincere la propria battaglia. Un grido di denuncia che arriva da una donna, Ayaan Hirsi Ali, che quel mondo di estremismi e violenze lo porta ogni giorno sulla propria pelle, sottoposta a infibulazione e costretta a sposare un uomo mai visto prima. Alle pagine di Panorama, ha raccontato la sua vita incredibile, con tanto di fuga dal marito, esponente di un potente clan della Somalia, durante lo scalo tecnico di un volo, con successivo viaggio in Olanda dove ha potuto cambiare nome e iniziare la sua rinascita.

Ayaan è diventata attivista politica per i diritti delle donne islamiche, ha potuto frequentare l’università, ha ricevuto minacce di morte per il suo impegno, ha scritto la sceneggiatura per il film Submission di Theo van Gogh, che descrive i lati oscuri del mondo da lei conosciuto da bambina. Dopo la morte del regista, ucciso da un fondalista islamico, una nuova fuga, stavolta negli Stati Uniti, dove vive oggi sotto protezione. Nel suo ultimo saggio (Prey: Immigration, Islam and the Erosion of Women’s Rights) ha puntato il dito contro quei leader politici che “negano vi siano pericoli legati in maniera diretta agli immigrati provenienti da Paesi musulmani”.

Ayaan ha spiegato a Panorama che molti politici “temono che i populisti potrebbero conquistare più voti se l’opinione pubblica dibattesse l’argomento. In realtà è esattamente l’opposto: rifiutando di trattare questo tema, si avvantaggiano proprio le destre, il cui ruolo diventa sempre più utile”. Critiche molto dure sono arrivate anche alla politica di immigrazione tedesca: “Quando Angela Merkel ha permesso ai musulmani di venire in massa in Germania, si è scordata di esigere da loro il rispetto e l’adozione dei valori di chi li stava accogliendo. Ma è responsabilità proprio dei governi assicurare che i migranti rispettino e assimilino le loro leggi”.

La sfida da vincere in futuro sarà allora quella di sradicare costumi consolidati “che vedono la donna sottomessa all’uomo. Ancora oggi molti leader occidentali non intendono parlare del fatto che molti musulmani ritengono la Sharia superiore alle leggi nazionali. Se non si capisce questo, non si centra il problema. Le leadership continuano a rimuovere il problema in nome del politicamente corretto, ma non può valere per sempre”.

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