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L’allarme del premio Nobel: “La fame di profitti rischia di prolungare la pandemia”

L’emergenza Covid non ha fatto altro che “esacerbare le disuguaglianze in tutto l’Occidente, a partire dall’America”. Ma il rischio, ora, è che la fame di profitti possa prolungare ulteriormente la pandemia. A lanciare l’allarme è stato il premio Nobel americano Joseph Stiglitz, professore alla Columbia University, che intervistato da Repubblica ha spiegato: “L’egoismo dei ricchi va tutelato con una più giusta tassazione e lo Stato deve tornare a tutelare le collettività”.

L'allarme del premio Nobel: "La fame di profitti rischia di prolungare la pandemia"

Stigliz ha affrontato il tema dei vaccini, sostenendo la necessità di “sospendere i brevetti. Se restiamo nelle mani di un pugno di aziende, che hanno ovviamente una capacità limitata di espandere la produzione, non ce la faremo mai ad avere 10-15 miliardi di dosi, quelle che servono per vaccinare il pianeta e chiudere così questa drammatica partita”. Una partita non semplice, visto che in America “legioni di lobbisti di Big Pharma stanno intasando i corridoi del Congresso per bloccare l’iniziativa”.

Risolutivo, per la ripresa dell’America. è stato l’intervento pubblico: “Senza, non ci saremmo rialzati da una crisi così profonda e repentina. Non era mai successo nella storia che la produzione industriale perdesse il 13% in un solo mese, come è accaduto nell’aprile 2020. Ma non era mai successo neanche che il governo federale iniettasse tanta liquidità per sussidi e contributi alla rinascita”. Un passaggio che gli Stati Uniti hanno potuto affrontare avendo una banca sovrana, al contrario dei Paesi europei costretti a fare i conti con una Bce lontana da famiglie e cittadini.

Stiglitz ha sottolineato infine come è vero che il tasso di risparmio degli americani non sia mai stato così alto, ma questo è dovuto “a una serie di fattori, non solo a presunti aumenti di reddito. Veniamo da molti mesi in cui non si è andati al cinema, allo stadio, al ristorante. Tutti soldi risparmiati. Tutto ciò lascia ben sperare per la ripresa perché questi soldi saranno riversati in consumi, la più importante componente dell’economia. Non a caso, i centri studi prevedono una crescita fra il 6 l’8% per cento. Un vero rilancio: evitiamo che vada a beneficio di pochi”.

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