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Il grido d’allarme degli imprenditori: “Non sappiamo quante aziende sopravviveranno alla crisi”

Il braccio di ferro tra il governo e gli industriali ha avuto come effetto quello di un passo indietro da parte dell’esecutivo, che dopo l’annuncio di Giuseppe Conte su Facebook ha rivisto l’elenco delle attività produttive considerate essenziali e per le quali non sarebbe scattato, quindi, l’obbligo di stop. La tensione, però, è ancora alta, considerata la portata di una crisi dalle dimensioni sempre più gigantesche di fronte alla quale, al momento, la squadra giallorossa ha messo in campo un’artiglieria leggerissima, insufficiente. A sottolinearlo, in queste ore, è stata la vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli.

Il grido d'allarme degli imprenditori: "Non sappiamo quante aziende sopravviveranno alla crisi"

Indicata da molti come candidata favorita alla successione di Vincenzo Boccia, la Mattioli ha spiegato attraverso le pagine de La Stampa: “La sicurezza dei lavoratori prima di tutto, ma credo che non bisogna tagliare i settori con l’accetta. Ci sono quelli indispensabili e le loro filiere, e va bene. Ma vanno tutelate anche le migliaia di aziende che vendono sui mercati esteri. Se non riforniscono i loro clienti, rischiano di essere scalzate dai concorrenti. Finita l’emergenza, siamo sicuri che saranno lì ad aspettarli?”.

Il grido d'allarme degli imprenditori: "Non sappiamo quante aziende sopravviveranno alla crisi"

“Centinaia di aziende rischiano di saltare – ha aggiunto la Mattioli – E migliaia di persone perdere il posto. Bisognerebbe pensare anche a loro prima di fare scelte frettolose. I sindacati dicono che la salute viene prima dell’economia? Giustissimo, se ci sono norme che siano rispettate. Si effettuino i controlli e si punisca duramente chi è fuorilegge. Ma dobbiamo salvare i posti di lavoro. Dobbiamo far fronte all’emergenza ma anche pensare alla ricostruzione postbellica. La Cina ha avuto una contrazione del 13,5%: pensare a cosa può accadere a un Paese come il nostro, che già prima del virus era a crescita zero, mi mette i brividi”.

Il grido d'allarme degli imprenditori: "Non sappiamo quante aziende sopravviveranno alla crisi"

La soluzione? “Serve un patto tra imprese e lavoratori, insieme per salvare e rilanciare il Paese. Coinvolgendo la distribuzione, i servizi, il meglio dell’Italia. Per arrivare alla fine della crisi, però, servirà un rapido accesso alla cassa integrazione. E soluzioni alternative alla Cig per chi è rimasto a casa a causa del coronavirus. Una di queste potrebbe essere la liquidazione immediata dei crediti verso la Pubblica Amministrazione. O la cessione dei crediti stessi alla Cdp. O detassare i contributi ad aziende e lavoratori. O sospendere l’Iva sui prodotti di prima necessità per un certo periodo. E poi le banche: l’accesso al credito delle aziende resta un problema. Bisogna garantire quella liquidità indispensabile per andare avanti”.

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