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“L’Euro ha avvantaggiato solo i ricchi”. Lo dice anche il presidente della banca centrale olandese

Meglio di così non poteva dirlo, Klaas Knot, 53 anni, presidente della Banca d’Olanda. Giorni fa ha avuto l’ardire di sfidare i cliché sull’Euro e lo ha fatto in un discorso in cui ha messo in luce il legame fra diseguaglianza e sovranismo. Oggi, intervistato da Federico Fubini sul Corriere, è tornato sull’argomento. E alcuni passaggi sono davvero illuminanti, come quando afferma: “Parliamo dell’Olanda, la conosco meglio. Negli ultimi 20-25 anni una parte crescente di accumulazione del Pil è andata al capitale. La parte del lavoro nel reddito nazionale è gradualmente scesa. E se si guarda alle entrate fiscali, c’è un costante declino della parte relativa che viene dalla tassazione delle imprese e un aumento di quella che grava sul lavoro. L’Olanda è uno dei maggiori beneficiari del mercato intero europeo e dell’Euro, ma i frutti sono andati più agli imprenditori e a chi detiene i capitali, mentre i lavoratori sono rimasti indietro“.

Aggiunge Knot: “È un tema da affrontare. Se l’Euro finisce per essere visto come benefico per gli imprenditori, ma non per i lavoratori, allora il sostegno politico per il progetto è a rischio perché i lavoratori sono gli elettori. Penseranno che l’euro è qui per il Big Business, non per loro”. Ecco, in questo passaggio laas Knot lo ha detto chiaro e tondo: l’Euro ha avvantaggiato solo i ricchi. Che se ne fanno i tanti cittadini italiani di una moneta e di un’Unione così? Nulla. Anzi, ne subiscono solo le ingiustizie.

Un altro passaggio interessante di Knot è sul debito pubblico: L’accento nelle regole dovrebbe andare sul debito. È lì che si creano i margini di bilancio che possono servire. La grandezza fondamentale è sempre stata il debito e la sua sostenibilità. In una fase come questa, la politica di bilancio deve agire per combattere il coronavirus, per esempio. Ma negli anni buoni ci dovrebbe essere un piano credibile per ridurre il debito, con un’appropriata differenziazione di velocità”.

Spiega ancora Knot: “Per Paesi con livelli di debito relativamente bassi, ciò implicherebbe che non devono consolidare allo stesso passo dei Paesi con livelli più alti. Questo fu uno dei problemi dopo l’altra crisi, quando tutti cercarono di risanare allo stesso tempo. Nel caso dell’Italia, quando l’economia si riprende mi aspetterei un po’ più di ambizione nel cercare di ridurre i livelli di debito. Ciò richiederebbe un deficit significativamente sotto al 3% del Pil”.

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