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“Costretti a vivere con i genitori.” Allarme degli esperti: “Una bomba sociale”

Costretti a vivere ancora in casa con i genitori, ma non certo per scelta. Alla ricerca di un lavoro, di una stabilità economica difficile da raggiungere, più che mai in questo periodo drammatico in cui il Covid ha colpito l’Italia e il governo, di contro, ha trovato nelle restrizioni l’unica risposta alla sfida. E così ecco che 4 ragazzi italiani su 10 ammettono di vivere ancora con mamma e papà per necessità, non riuscendo a tratteggiare davanti a loro un futuro, incapaci di sostenere le spese che si troverebbero ad affrontare andando ad abitare da soli.

Un quadro che emerge dal nuovo Rapporto Giovani 2021 dell’Istituto Toniolo, e che racconta di un’Italia in cui i trentenni si trovano a vivere oggi una situazione più che mai complicata. Con notevole frustrazione, come evidenziato dallo studio secondo il quale il 41% degli italiani nella fascia tra i 30 e i 40 anni si dice insoddisfatto della propria situazione economica e si dice pronto ad accettare un qualsiasi altro impiego rispetto all’attuale pur di migliorarla. Numeri che spaventano e che hanno spinto Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani di Torino, a parlare di “bomba sociale” pronta a esplodere.

Alle pagine del Corriere della Sera, Rosina ha commentato i dati della ricerca evidenziando come i giovani siano tra i più colpiti dalla pandemia, trovandosi oggi in una “situazione di vulnerabilità e fragilità psicologica”. Il rapporto evidenzia come, tra i giovani che vivono ancora con i genitori, il 26% sta ancora studiando, il 20% si dice soddisfatto della propria situazione, il 25% “non trova un lavoro stabile” e il 35% “non riuscirebbe a sostenere le spese di una vita autonoma”. Complessivamente oltre il 40% si dice costretto in casa da difficoltà oggettive.

Anche le ultime statistiche a livello europeo, d’altronde, hanno evidenziato come in Italia la situazione per i giovani non sia delle migliori. Negli ultimi anni è infatti aumentato il numero dei cosiddetti Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano, soprattutto nella fascia che va dai 25 ai 34 anni: nel 2019 erano il 28,9%, nel corso dell’ultima indagine sono saliti al 30,7%, percentuale molto superiore rispetto agli altri Paesi del Vecchio Continente.

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