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“Salviamo l’acqua pubblica”. L’appello di Dacia Maraini

La difesa dell’acqua pubblica era uno dei principali punti costituenti le fondamenta del programma del Movimento 5 stelle. I pentastellati si erano fin dall’inizio impegnati contro la privatizzazione. Anche in questo contesto le promesse non sono state mantenute. Tant’è che non molto tempo fa, in segno di protesta, i rappresentanti del Forum Nazionale dei movimenti per l’acqua si sono recati sotto l’abitazione di Beppe Grillo per restituire la stella, simbolo dell’impegno che il movimento politico aveva preso.

A riportare l’attenzione su questa tematica è la grande scrittrice Dacia Maraini. In un articolo di appello che compare su “Il corriere della Sera” vengono denunciate aberranti verità. L’acqua è un bene prezioso, uno dei diritti fondamentali degli esseri umani. La scrittrice attacca dicendo: “L’uso dissennato che abbiamo fatto del territorio, le foreste mandate a fuoco, l’avvelenamento dei fiumi, il riscaldamento del clima, stanno rendendo sempre più difficile la disponibilità dell’acqua per tutti. Eppure è un diritto sancito dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani. Perfino il papa ha affermato pubblicamente che “dall’acqua dipende il futuro dell’umanità” e che l’accesso all’acqua è un problema di giustizia”. Per questo ha chiesto che le risorse idriche del pianeta siano protette e rese accessibili a tutti.”

‘Protezione’ e ‘accesso a tutti’, elementi che mancano in Italia e nel mondo. Emilio Molinari spiega come, “nonostante il voto favorevole alla nazionalizzazione delle utenze idriche, in Italia, la gestione di una buona porzione delle riserve idriche sia stata lasciata ai privati”. Si è trovato il modo, tramite legge, di raggirare l’opinione pubblica, lasciando al mercato la gestione del servizio idrico. 

I servizi idrici in Italia sono di tre tipi, quelli pubblici, quelli privati e quelli misti. Un quadro di gestione caotico questo che non consente di intervenire in maniera comune sulla gestione delle acque nazionali e di garantire il servizio adeguatamente. Infatti, la perdita del 60% di acqua, causata dalle disastrose condizioni dei tubi della rete, non è stata affatto affrontata dagli enti privati. Conferma ulteriore di quanto espresso da De Rita (Censis): “La cultura della privatizzazione ha devastato la democrazia e tutto ciò che è pubblico”. L’acqua pubblica deve essere salvata dalle mani dei privati che pensano solo agli utili.

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